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L’Usufrutto, l’Uso e l’Abitazione

L‘usufrutto, l‘uso e l‘abitazione

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L’usufrutto, l’uso e l’abitazione 

 

Sommario – per la lettura dei singoli paragrafi cliccare sulla pagina di riferimento in calce all’articolo

A L’Usufrutto Pag.  1
1 Generalità e contenuto Pag.  1
2 La natura giuridica Pag.  2
3 L’oggetto Pag. 3
4 Costituzione del diritto di usufrutto Pag. 4
5 La contitolarità dell’usufrutto Pag. 5
6 Diritti ed obblighi dell’usufruttuario Pag. 6
7 Estinzione dell’usufrutto Pag. 7
8 Questioni processuali Pag. 8
B) L’Uso Pag. 9
C) L’Abitazione Pag. 10
1

 

D

La riserva in favore del coniuge

 

NOTE

 

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Pag. 12

 

  

A) Usufrutto

 

1) Generalità e contenuto

 

art. 981 c.c.    contenuto del diritto di usufrutto: l’usufruttuario ha diritto di godere della cosa, ma deve rispettarne la destinazione economica.

 

L’usufrutto è un diritto reale minore[1] regolato dagli articoli 978 e seguenti del codice civile, consistente nella facoltà di godimento di un bene uti dominus (utilizzandolo per il proprio vantaggio, potendo percepirne anche i frutti), limitata solo dal non poterne trasferire la proprietà principale ed al rispetto della destinazione economica impressavi dal proprietario.

Egli può trarre dalla cosa ogni utilità che questa può dare, fermi i limiti stabiliti in questo capo.

 

L’istituto ha origine romanistica e la sua definizione già si trova in Paolo:

usufrucutus est ius alienis rebus utendi fruendi, salva rerum substantiam”.

 

Funzione  

Essa consiste nel permettere la separazione temporanea del godimento della proprietà rispetto ad uno stesso bene, ossia nel rendere possibile che un soggetto diverso dal proprietario tragga per un certo tempo dal bene altrui alcune delle utilità spettanti al proprietario.

In altri termini, l’istituto permette di frazionare nel tempo l’utilizzabilità del bene, problema che in altri ordinamenti di commow  law viene, invece, risolto attraverso altri istituti come la proprietà vitalizi a la proprietà a termine.

L’investimento immobiliare in nuda proprietà

Venuto alla ribalta negli anni ’80, è una formula di investimento medio-lungo tempo molto efficace.

Il proprietario si spoglia della nuda proprietà per assicurarsi un introito, mantenendo la possibilità di continuare a godere l’abitazione.

Di contro l’altro soggetto acquista la nuda proprietà per concludere un buon investimento immobiliare, logicamente, con un esborso inferiore rispetto a quello per l’acquisto completo.

Sono queste le due medaglie contrapposte della stessa operazione.

L’operazione può quindi diventare un buon punto di incontro tra le esigenze di un investitore a medio-lungo termine e, per esempio, le persone di una certa età che possono, in tal modo, assicurarsi una certa somma di denaro per il resto della vita pur senza privarsi del godimento dell’immobile in cui vivono.

E ciò anche considerando che il pagamento del prezzo può essere concordato nella concessione di una rendita.

Il venditore, come detto di solito è un anziano, senza persone care da beneficiare, che ha voglia o bisogno di ricevere una determinata somma senza dover rinunciare alla sua abitazione.

Chi compra, godrà un consistente sconto sul prezzo reale della casa e pagherà le imposte sull’acquisto solo in proporzione al valore della nuda proprietà acquistata.

L’acquisto è talvolta motivato da altruismo ed in previsione futura, senza considerare anche una sorta di aleatorietà: si vogliono avvantaggiare eventualmente i figli, ora ancora piccoli o comunque adolescenti, ma che in futuro, quando se ne andranno di casa, potranno trovarsi un’abitazione.

Mentre il valore della nuda proprietà ai fini fiscali è rigidamente stabilito dalla legge a seconda dell’età dell’usufruttuario, l’entità dello sconto ottenibile sul prezzo di libero mercato cambia tenendo conto anche di altre variabili.

Per esempio, l’usufrutto di un’anziana vale di più di quello di un uomo, perché le statistiche ci avvertono che le donne vivono più a lungo.

Quindi lo sconto sarà minore.

Contano poi le condizioni di salute: quanto più la persona che gode dell’usufrutto è malata, tanto più il prezzo cresce.

Insomma, l’investimento in nuda proprietà va gestito con delicatezza, perché ha un lato spiacevole e nefasto (la convenienza nella morte di qualcuno) ed è qui che si determina l’aleatorietà di cui in precedenza.

Talvolta si preferisce lasciare all’anziano non l’usufrutto, ma il semplice “diritto di abitazione”.

Questo perché se l’usufruttuario decidesse di affittare la casa il contratto sarebbe valido e impegnativo, fino a scadenza, per il nudo proprietario, anche se nel frattempo l’usufruttuario fosse passato a miglior vita

 

La scissione tra godimento e proprietà non può, però, essere perpetua (art. 979 c.c.), perché tale situazione ostacolerebbe gravemente lo sfruttamento razionale dei beni e la loro commerciabilità, provocando conseguenze anti – economiche.

 

Il contenuto

A differenza del precedente codice civile, quello vigente non dà una definizione di usufrutto, ma ne enuncia il contenuto ed i limiti che concorrono ad enuclearne e a precisarne la natura giuridica.

Bisogna, pertanto esaminare:

A)  il potere di godimento 

questo potere è paragonabile a quello del proprietario.

Ma il potere di godere dell’usufruttuario cade sulla cosa altrui e pertanto si esaurisce laddove diviene incompatibile con le esigenze di conservazione della cosa stessa e di riviviscenza dell’analogo potere del proprietario.

L’usufruttuario ha, quindi, dei limiti intrinseci e congeniali che costringono il godimento della cosa verso direzioni obbligate e lo circoscrivono nel tempo.

B)  il rispetto della destinazione economica

non può intendersi come uno dei tanti obblighi connessi con l’esercizio del diritto ma costituisce la caratteristica principale dell’istituto in esame, che assolve, appunto, alla funzione di circoscrivere il potere del suo titolare, virtualmente illimitato, come in ogni diritto reale di godimento in un ambito ben preciso.

Occorre stabilire come debba intendersi la destinazione economica:

1)   se in senso oggettivo (il quale viene rifiutato dalla dottrina, perché troppo generico e tale da eludere lo scopo principale del limite in questione che è quello di riservare al nudo proprietario e ai suoi eredi la cosa nello stesso stato in cui si trovava al momento della costituzione dell’usufrutto), cioè con riguardo alla funzione a cui la cosa è oggettivamente idonea secondo i criteri della comune vita sociale,

2)   ovvero in senso soggettivo (preferibile[2] – ma inteso con una certa elasticità, poiché l’usufruttuario può migliorare la capacità produttiva della cosa, incrementando l’utilità e il valore, può apportare addizioni o modificazioni), cioè considerando la funzione cui la cosa era adibita in precedenza dal proprietario pieno.

In altri termini il criterio soggettivo è da intendersi nel senso che l’usufruttuario deve rispettare la destinazione economica attribuita alla cosa prima della nascita dell’usufrutto o impressa dal costituente all’atto della costituzione, purché durante l’usufrutto il nudo proprietario non consenta una destinazione diversa.

In merito con una nota sentenza il consiglio di Stato[3] ha affermato che ogni questione attinente alla modifica in via permanente del bene oggetto dell’ usufrutto e della sua destinazione economia deve essere proposta nei confronti del nudo proprietario.

 

C)  durata

 

art. 979 c.c.  durata: la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario (678, 698, 796, 853, 1014).

L’usufrutto costituito a favore di una persona giuridica non può durare più di trenta anni (999, 1014).

 

Inoltre, la morte dell’usufruttuario estingue l’usufrutto anche se esso fu costituito con un termine finale che viene a scadere dopo tale evento, così come la morte dell’originario usufruttuario estingue anche ove questo sia stato ceduto a terzi.

 

D)  altri limiti

si ritrovano quando oggetto del diritto in questione siano alcuni particolari beni

 

art. 987 c.c.   miniere, cave e torbiere: l’usufruttuario gode delle cave e torbiere (826) già aperte e in esercizio all’inizio dell’usufrutto. Non ha facoltà di aprirne altre senza il consenso del proprietario.

Per le ricerche e le coltivazioni minerarie, di cui abbia ottenuto il permesso, l’usufruttuario deve indennizzare il proprietario dei danni che saranno accertati alla fine dell’usufrutto.

Se il permesso è stato ottenuto dal proprietario o da un terzo, questi devono al: l’usufruttuario un’indennità corrispondente al diminuito godimento del fondo durante l’usufrutto.

 

art. 988 c.c.   tesoro: il diritto dell’usufruttuario non si estende al tesoro che si scopra durante l’usufrutto, salve le ragioni che gli possono competere come ritrovatore (932).

art. 989 c.c.   boschi, filari e alberi sparsi di alto fusto: se nell’usufrutto sono compresi boschi o filari cedui ovvero boschi o filari di alto fusto destinati alla produzione di legna, l’usufruttuario può procedere ai tagli ordinari, curando il mantenimento dell’originaria consistenza dei boschi o dei filari e provvedendo, se occorre, alla loro ricostituzione.

Circa il modo, l’estensione, l’ordine e l’epoca dei tagli, l’usufruttuario è tenuto a uniformarsi, oltre che alle leggi e ai regolamenti forestali, alla pratica costante della regione.

Le stesse regole si applicano agli alberi di alto fusto sparsi per la campagna, destinati ad essere tagliati.

art. 990 c.c.    alberi di alto fusto divelti, spezzati o periti: gli alberi di alto fusto divelti, spezzati o periti per accidente spettano al proprietario. L’usufruttuario può servirsi di essi soltanto per le riparazioni che sono a suo carico.

art. 991 c.c.   alberi fruttiferi: gli alberi fruttiferi che periscono e quelli divelti o spezzati per accidente appartengono all’usufruttuario, ma questi ha l’obbligo di sostituirne altri.

art. 992 c.c.   pali per vigne e per altre coltivazioni: l’usufruttuario può prendere nei boschi i pali occorrenti per le vigne e per le altre coltivazioni che ne abbisognano, osservando sempre la pratica costante della regione.

art. 993 c.c.   semenzai: l’usufruttuario può servirsi dei piantoni dei semenzai, ma deve osservare la pratica costante della regione per il tempo e il modo della estrazione e per la rimessa dei virgulti.

art. 994 c.c.    perimento delle mandrie o dei greggi: se l’usufrutto e stabilito sopra una mandria o un gregge, l’usufruttuario e tenuto a surrogare gli animali periti, fino alla concorrente quantità dei nati, dopo che la mandria o il gregge ha cominciato ad essere mancante del numero primitivo.

Se la mandria o il gregge perisce interamente per causa non imputabile all’usufruttuario, questi non è obbligato verso il proprietario che a rendere conto delle pelli o del loro valore.

art. 996 c.c.    cose deteriorabili: se l’usufrutto comprende cose che, senza consumarsi in un tratto, si deteriorano a poco a poco, l’usufruttuario ha diritto di servirsene secondo l’uso al quale sono destinate, e alla fine dell’usufrutto e soltanto tenuto a restituirle nello stato in cui si trovano.

art. 997 c.c.   impianti, opifici e macchinari: se l’usufrutto comprende impianti, opifici o macchinari che hanno una destinazione produttiva, l’usufruttuario è tenuto a riparare e a sostituire durante l’usufrutto le parti che si logorano, in modo da assicurare il regolare funzionamento delle cose suddette. Se l’usufruttuario ha sopportato spese che eccedono quelle delle ordinarie riparazioni (1004), il proprietario, al termine dell’usufrutto, è tenuto a corrispondergli una congrua indennità (2651).

 

[……..segue pag. successiva]

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69 risposte »

  1. Buongiorno.
    Avrei una domanda in riferimento all’imputazione delle spese condominiali ordinarie/straordinarie tra usufruttuario e nudo proprietario.
    Un usufruttuario legale dell’abitazione coniugale deve pagare le spese di installazione delle valvole termoregolatrici e di adeguamento dell’impianto di riscaldamento centralizzato richieste per legge entro il 2016 ? Oppure è il nudo proprietario a doverle pagare in quanto considerabili “straordinarie” ?
    grazie dell’aiuto.

  2. Buongiorno,
    avrei necessità di sapere se, prima di fare una dichiarazione di successione , è necessario cancellare dalla visura catastale un usufrutto già decaduto (persona morta nel 1977).
    Grazie, cordiali saluti.

  3. Egregio Avvocato,
    vorrei sottoporre, alla Sua attenzione, un chiarimento in merito all’IMU. Nel caso di specie, a seguito di successione (1999), ho ereditato una propirietà composta da 3 unità immobiliari. Il progetto dell’epoca risulta a nome del mio de cuius ma, logicamente, dalle visure risulto essere possidente di 1/3 di ogni immobile. Consideri che gli altri appartamenti sono occupati dai miei zii (con eletta residenza). A data odierna ho pagato l’IMU seconda casa quindi, non ho avuto problemi ma, da quest’anno ho necessità nel trasferire la mia residenza in questo immobile. In merito a ciò, fruendo dell’agevolazione prima casa, quest’ultima è applicabile solo sul 33,33% del fabbricato (visto la multiproprietà) oppure, c’è qualche sentenza che preveda lo stato “di fatto” quindi beneficiare dell’intera esenzione? Come ultimo appunto vorrei sottolinearLe che non ho nessun accesso agli altri immobili nè, detengo copia delle chiavi. Inoltre, le utenze attive sono rispettivamente intestate ai miei zii, che ne pagano i relativi oneri.
    Nel ringraziarla dell’attenzione dedicatami, Le porgo i miei saluti.

  4. Egr. Avvocato, vorrei porle una domanda:
    In una società S.A.S. immobiliare e proprietaria di immobili le quote della società sono così distribuite tra i soci :

    Tizio(Legale Rappresentante): è titolare di usufrutto sul 67% delle quote della società la cui nuda proprietà’ della quota spetta a Sempronio

    Caio(socio accomandante) : è titolare di usufrutto sul 23% delle quote della società la cui nuda proprietà’ della quota spetta a Sempronio

    Sempronio( socio accomandante): ha la piena proprietà del 10% delle quote della società ed ha la nuda proprietà sul 90% delle quote della società.

    In caso gli immobili della società provochino danni a terzi in sede civile ed eventualmente penale a chi fa capo la responsabilità ?

    Quali obblighi ha Sempronio in relazione agli immobili posseduti dalla societa’ ?

    E’ responsabile per la manutezione straordinaria degli immobili ? O la responsabilità è in capo al legale rappresentante ?

    Ringrazio anticipatamente per la disponibilità.

    • Egr. Sig. Simone
      la complessità dei quesiti meriterebbe un approfondimento maggiore, Le rappresento soltanto che in merito ai diritti patrimoniali di una s.a.s. si risponde con il capitale sociale e qialora quest’ultimo non possa bastare rispondono i soci illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali, ovvero gli accomandatari.
      Sul punto Le consiglio un’ulteriore lettura La società in accomandita semplice

      Le ho inviato una e-mail all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e La invito a prenderne visione.
      Qualora desideri mi ritenga già disponibile per un’assistenza legale (r.disa@studiodisa.it 0818774842).

      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, infine, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (https://www.facebook.com/studiolegaleDIsa) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  5. Buongiorno, io sono nudo proprietario e mia madre è usufruttuaria. Vorrei sapere se io posso vendere la nuda proprietà e lasciare mia madre usufruttuaria. E se è possibile vendere la nuda proprietà senza farlo sapere a mia madre, quindi senza che lei intervenga con eventuali opposizioni. E quali sono le norme che mi permettono tale vendita. Grazie

    • Egr. sig. Bruno,
      l’usufruttuario non è parte necessaria dell’atto di vendita della nuda proprietà e nè può opporre opposizioni alla vendita.

      Le ho inviato una e-mail all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e La invito a prenderne visione.
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  6. Gent.mo Avvocato,
    nei prossimi mesi io e la mia fidanzata faremo eseguire interventi di manutenzione straordinaria (c.d. ristrutturazione) in un appartamento di proprietà di lei.
    Dal momento che la mia fidanzata non ha reddito IRPEF, per poter godere delle agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie vorremmo stipulare (tramite scrittura privata) un atto di costituzione del diritto di abitazione a mio favore, in modo che io possa farmi intestare tutte le fatture dei lavori ed emettere i relativi bonifici.
    A tal proposito, vorrei porle alcuni brevi quesiti:
    – per la validità dell’atto è sufficiente la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, con successiva comunicazione a mezzo raccomandata A.R. al Comune, oppure è richiesto l’atto notarile o autenticazione della scrittura privata? In rete si trovano molti pareri contrastanti.
    – la costituzione a mio favore del diritto di abitazione mi obbliga a trasferire la residenza presso l’indirizzo in cui si trova l’appartamento che dovremo ristrutturare?
    – nell’appartamento in questione hanno residenza (ma non domicilio) anche la madre e lo zio della mia fidanzata, questo potrebbe causa problemi ostativi al diritto di abitazione?
    – dopo la costituzione del diritto di abitazione, la mia fidanzata può regolarmente continuare a vivere con me nell’appartamento a titolo di proprietaria?
    In attesa di una Sua preziosa risposta, mi complimento per la qualità del Suo lavoro e la ringrazio anticipatamente.

    • Egr. sig. Andrea, a tal’uopo occorrerebbe studiarsi le modifiche apportate con il DECRETO-LEGGE 4 giugno 2013, n. 63
      Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia per la definizione delle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea, nonche’ altre disposizioni in materia di coesione sociale. (13G00107) (GU n.130 del 5-6-2013). Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 3 agosto 2013, n. 90 (in G.U. 03/08/2013, n. 181).
      Le consiglio questo link: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Agevolazioni/DetrRistrEdil36/SchInfoDetrRistrEdil36/Achispetta+DetrRistrEdil36/
      Per la validità credo l’atto pubblico, ai fini della trascrizione e dell’opponibilità.
      Inoltre, la Sua fidanzata tranquillamente potrà vivere con Lei, soltanto a titolo di ospitalità, stante l’avvenuto spoglio del possesso giuridico del bene da parte del proprietario, per l’arco di tempo previsto.

      Le ricordo inoltre di inviarmi a mezzo e-mail tutta la documentazione necessaria qualora desideri maggiori delucidazioni.
      Le ho inviato una e-mail all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e La invito a prenderne visione.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Qualora desideri mi ritenga già disponibile per un’assistenza legale.
      Le ricordo, infine, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  7. Avvocato buongiorno. Mio padre ha intenzione di concedermi il diritto di abitazione di un appartamento dove già vivo e ho la residenza. Chiaramente l’IMU dovrà essere pagata dal sottoscritto come abitazione principale, dato che non possiedo altre case. La scrittura privata va bene? E a chi la devo comunicare? E se non la comunico nè all’Agenzia delle Entrate nè al Comune ma pago l’imposta, mia sponte, dal 2014 a mio nome, quali rischi pecuniari corro?

    • Egr. Sig. Luigi Simonetti,
      è preferibile l’atto pubblico, o comunque una scrittura privata autenticata nelle firme, al fine della trascrizione del diritto di abitazione sull’immobile concesso.
      Inoltre, comunque, Le consiglio di recarsi agli uffici Comunali del Suo paese, per le comunicazioni del caso.

      Le ricordo inoltre di inviarmi a mezzo e-mail tutta la documentazione necessaria qualora desideri maggiori delucidazioni.
      Le ho inviato una e-mail all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e La invito a prenderne visione.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornata.
      Cordiali saluti.

  8. Gentile avv. D’Isa, vorrei illustrarle la mia situazione: sono usufruttuario di una casa sulla quale ho costituito un diritto di abitazione mediante scrittura privata a favore di un mio affine. Questo è deceduto da poco lasciando dei debiti con la ACEA. Questi devono essere pagati dagli eredi o dall’usufruttuario ? e perchè?. La ringrazio

    • Egr. Sig. Daniele,
      gli oneri derivanti dalla gestione sono a carico dell’usufruttuario, se il contrario non è previsto, ed i conseguenti debiti ricadono in capo agli eredi, qualora accettino l’eredità del de cuius.

      art. 1004 c.c. spese a carico dell’usufruttuario: le spese e, in genere, gli oneri relativi alla custodia, amministrazione e manutenzione ordinaria della cosa sono a carico dell’usufruttuario.

      Sono pure a suo carico le riparazioni straordinarie rese necessarie dall’inadempimento degli obblighi di ordinaria manutenzione.

      Le ricordo inoltre di inviarmi a mezzo e-mail tutta la documentazione necessaria.
      Le ho inviato una e-mail all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e La invito a prenderne visione.

      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  9. Egregio Avvocato,
    vorrei acquistare un immobile in comproprietà con la mia compagna (quote 1/3 e 2/3) . Vorremmo stabilire nello stesso atto di acquisto usufrutto reciproco, ciascuno sulle quote dell’altro, con esonero – se possibile – dall’obbligo di inventario. La motivazione risiede nella volontà, in caso di decesso di uno dei due, di lasciare la disponibilità del cespite al superstite. Ritiene ci sia possibilità di operare in tal senso? Quali accorgimenti eventualmente adottare? Quali le possibili ricadute di altra natura, ad esempio fiscale?
    Nel ringraziarLa da subito per la Sua cortesia, la saluto con cordialita’.

  10. Gent.mo avv. D’Isa, vorrei ringraziarLa per il suo lavoro ciclopico e di grandissima utilità e, al tempo stesso, sono qui per sottoporLe un caso: un coniuge (in regime di comunione legale dei beni) ha acquistato personalmente l’usufrutto di un appartamento, attualmente abitato da entrambi. In caso di sua morte, l’usufrutto si riunirà in capo all’attuale nudo proprietario ovvero il diritto passerà al coniuge superstite in quanto in comunione legale con il de cuius? In caso di premorte del coniuge, non titolare diretto del diritto di usufrutto, succede qualcosa?
    Ancora complimenti per quanto ha realizzato.
    Buon lavoro.

    • Egr. Sig. Franco
      in merito al Suo quesito è stato previsto dal codice la riserva a favore del coniuge: a favore del coniuge (c.c.459) è riservata la metà ½ del patrimonio dell’altro coniuge, salve le disposizioni dell’art. 542 per il caso di concorso con i figli.

      Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati 1) i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare (c.c.144), e 2) di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.

      Essendo un bene personale non rientra in comunione legale e poi dovrei leggere l’atto costitutivo di tale titolo (può esservi la previsione di qualche riserva).
      Purtroppo in caso di premorte l’usufrutto si consoliderà con il diritto del proprietario.

      Resto a Sua disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento oltre a prospettarle soluzioni alternative.
      Le ricordo inoltre di inviarmi a mezzo e-mail tutta la documentazione necessaria.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  11. Ottimi spunti e buon criterio divulgativo. Ma in caso di caparra: il conduttore può pretendere dal nudo proprietario la caparra consegnata all’usufruttuario . Ed ancora i canoni pagati in eccesso all’usufruttuario non sono passibili di restituzione ad opera del nudo proprietario? chiedo urgenti confermi.

    • Gentile Sig.ra Stefania,
      l’obbligazione sorge tra l’usufruttuario (in qualità di locatore) ed il conduttore, pertanto il rapporto (obbligatorio) rimane tra questi due soggetti e non ci può essere una rivalsa in danno del nudo proprietario, fatte salve clausole contrattuali.

      Resto a Sua disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento oltre a prospettarle soluzioni alternative.
      Le ricordo inoltre di inviarmi a mezzo e-mail tutta la documentazione necessaria.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  12. Egregio Avv.to,
    mio padre prima di morire, ha fatto testamento lasciando l’usufrutto di tutti i beni a mia madre quello che le vorrei chiedere è: può mia madre far godere dei beni ( un’appartamento,una vigna, una villa al mare in Sardegna .. etc. etc ) solo ed esclusivamente ad un mio fratello (siamo 8 nudi proprietari). In questo caso mia madre sta facendo abuso del’usufrutto nei confronti degli altri 7 figli?
    Cordiali saluti.

    • Egr. Sig. Francesco,
      in merito al Suo quesito Le posso significdare che Sua madre ha il pieno di dirtto di concedere in uso l’appartamento in possesso in forza dell’usufrutto (a meno che nell’atto non ci sia una deroga in tal senso).
      Le ricordo che l’art. 1015 c.c. prevede tre distinte ipotesi in presenza delle quali l’usufruttuario può essere dichiarato decaduto dall’usufrutto. Tali ipotesi ricorrono quando l’usufruttuario alieni i beni o li deteriori o li lasci andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni. La decadenza, peraltro, non può riguardare che i casi più gravi, in quanto, per gli abusi di minore gravità, la legge stessa prevede, nel secondo comma dell’art. 1015 c.c., rimedi meno rigorosi, di carattere non repressivo e sanzionatorio, ma semplicemente cautelari a tutela preventiva del diritto del nudo proprietario.
      E di certo concedere in uso l’immobile non appare come un abuso del diritto.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  13. Egregio Avv.to,
    mio marito abita da trent’anni in un appartamento di proprietà della madre, che da circa quindici anni risiede all’estero. Volendo in qualche modo regolarizzare la situazione d’abitazione, cosa bisognerebbe fare? Un contratto di usufrutto, uso, donazione?
    Grazie in anticipo per la sua consulenza.
    Cordiali saluti.

    • Gentile Sig.ra Elisa,
      dipende dai costi che si vogliono sopportare, capirà che per una donazione ci vorranno ben altre cifre rispetto al semplice contratto di comodato o di usufrutto che abbisognano di una semplice registratzione con costi più ridotti.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (@AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornata.

  14. Salve,una mia amica è proprietaria di un immobile adibito ad attività commerciale si è separata con il marito e gli ha concesso l’uso gratuito del negozio,lui “l’ex”nn si attiene (quanto deciso dal giudice) al mantenimento per lei ed i figli,di conseguenza il suo legale ha presentato un esposto di pignoramento all’ex marito.In conclusione concedendoli l’uso gratuito lei teme che l’ex marito godrà sempre i benefici di questo immobile ,è vero oppure no?quali soni i suoi diritti della mia amica e quelli dell’ex marito?pùò in questo modo sfrattarlo dal suo immobile?Grazie attendo vostre risposte.Cordiali saluti

    • Gent.le Sig. Angela
      il recesso è ad nutum esercitabile in qualsiasi momento chiedendone la restituzione, a meno che non sia stato previsto uno specifico tempo (dovrei leggere il contratto).
      La Sua amica può star tranquilla, almeno dalla Sua descrizone.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
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      Cordiali saluti.

  15. Egr. Avvocato, le chiederei la gentilezza di farmi un esempio pratico su come va considerato il valore del diritto di abitazione in un asse ereditario in cui nella parte attiva vi é anche l’immobile abitativo dell’erede . Il caso é: la moglie del de cuius erede testamentaria, non ci sono figli e la mamma del de cuijus ancora in vita che ha diritto alla legittima.
    Grazie

    • Egr. sig. Mauro, parliamo di successione testamentaria o legittima?
      In realtà le consiglierei di fare riferimento all’articolo 540.
      A favore del coniuge (459) è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge, salve le disposizioni dell’Articolo 542 per il caso di concorso con i figli.

      Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare (144), e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.

      Per il calcolo del diritto di abitazione deve far riferimento agli stessi calcoli del diritto di usufrutto ovvero Ii criteri per il calcolo dell’usufrutto e del diritto di abitazione sono dettati dagli artt. 14 e 17 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni), con applicazione dei coefficienti indicati in tabella allegata al Decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro).
      Art. 14 D.Lgs. 346/1990 «La base imponibile, relativamente ai beni immobili compresi nell’attivo ereditario, è determinata assumendo: […] c) per i diritti di usufrutto, uso e abitazione, il valore determinato – norma dell’art. 17 sulla base di annualità pari all’importo ottenuto moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale d’interesse».
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (@AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  16. Egr Avvocato, io mio padre e mia madre ricevemmo da mia nonna appartamento bilivello
    con usufrutto ai miei genitori ed io nudo proprietario. Alla morte di mia mamma si è ricongiunto (in quanto nulla specificato nell’ atto notarile iniziale) il 50% dell’ usufrutto
    per cui io sono adesso per metà pieno proprietario.1.che diritti doveri ho su immobile considerando che io lo venderei (nessuno vi è residente) 2. visto che mio padre vuole
    affittare un livello adibito a negozio come posso tutelarmi per non pagare tasse su affitti
    incassati da lui? Cordiali saluti e grazie mille

    • Egr. Sig. Gabriele, l’usufrutto di Suo padre perdura sull’intero appartamento, si è consolidato in Suo favore l’usufrutto di Sua madre.
      Le tasse le pagherebbe Suo padre, poichè il contratto, da come mi sembra di capire, l’andrebbe a sosttoscrivere l’usufruttuario.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Studio-Legale-DIsa/108030575930006) e su Twitter (@AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  17. Salve Avvocato,
    premetto: mio padre ha 2 figli e dispone di 2 appartamenti. Uno lo ha intestato a mio fratello (per comodità fiscale, ma lo ha pagato lui) e vi abita mio padre (mio fratello ha una sua proprietà personale), mentre l’altro – intestato a mio padre – è destinato a me (per testamento) e non è abitato. Vorrei venire in possesso dell’appartamento (per poi affittarlo). Domanda: come fare ? Donazione ? Usufrutto ? Potrebbe suggerirmi il modo corretto per venirne in possesso ? Ovviamente mio padre e mio fratello sono d’accordo (e ci mancherebbe !). Grazie.

    • Egr. sig. Giorgio,
      il comodato o l’usufrutto potrebbero essere una soluzione, anche perchè la donazione ha un costo elevato, ma Le sto dando una risposta “alla cieca” in quanto dovrei capire i Suoi reali interessi.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  18. Buongiorno, le chiedo una specifica su un problema legato all’eventuale usufrutto dopo uu decesso. Mio marito, molto più anziano di me, vuole lasciarmi solo l’ususfrutto su un appartamento di sua proprietà (acquistato prima del matrimonio) e lasciarlo in eredità solo alla sua figlia. Questo appartamento rientra nelle leggi sulla legittima pur essendo solo suo?
    Siamo in comunione dei beni, però l’appartamento è ovviamente solo di sua proprietà.
    Grazie

    • Gent.le Sig.ra Maria,
      certamente l’eventuale lascito ricade nella legittima.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornata.
      Cordiali saluti.

  19. Egr. Avvocato.

    sono un inquilino di una Società di Assicurazioni di Roma che sta dismettendo il patrimonio immobiliare.
    Abito la mia casa da 32 anni e non potendo acquistare per motivi economici e di età (60 anni) l’appartamento (euro 220000 circa), in virtù di accordo fatto con associazione inquilini, potrei, oltre a riavere il contratto di affitto per 6 + 2 anni, essendo invalido civile di 2/3, ottenere l’usufrutto oppure il Diritto all’abitazione dell’immobile,
    Le chiedo:
    vista la mia età, quanto mi costerebbe l’usufrutto oppure il Diritto all’abitazione? Quale sarebbe più favorevole?
    Tenga presente che se fosse molto oneroso, come già esplicitato, non potrei far fronte ad un versamento in toto.

    Questa cifra potrebbe essere rimborsata mensilmente alla Società proprietaria senza far intervenire banche o finanziarie?
    Ormai non dormo più!

    Grazie mille per l’eventuale risposta

    Cordiali saluti.

    • Egr. Sig. Silvio,
      Le posso solo rappresentare che l’usufruttuario di un appartamento, ad esempio, può affittare l’appartamento e godersene i relativi frutti, può concederlo in comodato, può cambiarne la destinazione, può disporne, in buona sostanza, in modo pressoché illimitato. Può anche vendere il suo diritto di usufrutto ad un terzo, che subentrerà in tutti i diritti del cedente vita natural durante di quest’ultimo.
      Il titolare del diritto di abitazione ha solo il diritto, appunto, di abitare l’immobile vita natural durante e niente altro: non può affittarlo, comodarlo, etc.
      art. 1022 c.c. abitazione: chi ha il diritto di abitazione di una casa può abitarla limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia.
      art. 1024 c.c. divieto di cessione: i diritti di uso e di abitazione non si possono cedere (853) o dare in locazione.

      Venendo alla stima dei due diritti, per le motivazioni su esposte non può dirsi che il loro valore sia identico.
      Può solo dirsi che entrambi i diritti cessano di esistere con la vita del titolare del diritto, ma l’uno (il diritto di abitazione) è sostanzialmente compreso nell’altro (l’usufrutto).
      Orbene il valore del diritto di abitazione è una percentuale del valore del diritto di usufrutto esattamente pari al valore di quest’ultimo rispetto alla piena proprietà.

      I criteri per il calcolo dell’usufrutto e del diritto di abitazione sono dettati dal D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni), con applicazione dei coefficienti indicati in tabella allegata al Decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro).

      Anche se il valore dell’usufrutto o del diritto di abitazione è impostato dalla società concedente in accordo (credo) con l’associazione degli inquilini.

      Per l’usufrutto o il diritto di abitazione comunque credo che dovranno essere versati mensilmente, come un canone locatizio.

      E’ sempre possibile un piano di riparto con la Società proiprietaria, ma lo ritengo di difficile attuazione.

      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

      • Grazie Avvocato,
        è stato chiaro ed esaustivo.
        Le sono molto grato!

        Cari saluti ed ancora complimenti.

  20. Salve sono un CTU di Roma e devo valutare il deprezzamento di un immobile in esecuzione gravato dal dorotto di abitazione. La mi a domanda è applico la tabella in uso per l’usufrutto o ci sono parametri correttivi per il diritto di abitazione? grazie per il lavoro svolto. Paolo

    • Egr. Sig. Paolo
      posso affermarle che tendenzialmente il calcolo del diritto di abitazione dovrebbe ai sensi di legge essere lo stesso per il diritto di usufrutto.
      Uso il condizionale perché secondo altri operatori le due fattispecie non sono assimilibili de plano.
      A parere del sottoscritto attenersi ai termini legali è sempre cosa buona e giusta.
      Art. 14 D.Lgs. 346/1990 «La base imponibile, relativamente ai beni immobili compresi nell’attivo ereditario, è determinata assumendo: […] c) per i diritti di usufrutto, uso ed abitazione, il valore determinato – norma dell’art. 17 sulla base di annualità pari all’importo ottenuto moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale d’interesse».
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  21. se l’usofruttario si allontana da casa chambiando il domicilio e non la residenza ha diritto lo stesso all ‘ usofrutto ?

    • Egr. Sig. Antonio,
      il semplice allontanamento a parere mio non determinerebbe un abuso tale da comportare una decadenza per abuso ai sensi dell’art. 1015 c.c.
      Qualora tale cambio in concreto è avvenuto da più di un anno ed ha generato una delle cause (la terza) di cui all’art. sopra menzionato allora ci potrebbero essere i presupposti per un’azione legale.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  22. Gentile Avv.Andrea D’Isa,innanzitutto complimenti per la Sua alta professionalità e competenza. Mi rivolgo a Lei per porLe i seguenti quesiti che in questi giorni sono di attualità::
    Come è noto,la manovra Monti sull’IMU ha abrogato la norma che prevedeva la potestà per i Comuni di assimilare a abitazione principale l’immobile dato in uso gratuito a familiari.Per evitare che detto immobile venisse considerato come 2^ casa la dottrina giurisprudenziale prevede la costituzione di un atto di diritto reale di uso e abitazione (parlo di costituzione e non di cessione che essendo l’abitazione un diritto personale è intrasferibile).La questione mi riguarda personalmente nel senso che io, mia moglie ed un mio figlio che a 42 anni ha perduto la vista, viviamo in un appartamento di mia esclusiva proprietà considerato a tutti gli effetti prima casa, mentre mia moglie possiede un altro appartamento dato fino al 2011 ad uso gratuito ad un figliolo che, data la vicinanza, costantemente la sera riesce a dare assistenza al fratello . . Il dubbio però riguarderebbe se detto atto costituisce titolo sufficiente e la forma da dare all’ atto e cioè :
    1)privata o pubblica a mezzo notaio (a mio avviso basterebbe che fosse scrittura privata perchè l’art.1350 comma 4 C.C.prevede per tali atti anche la forma privata; registrando poi detto atto presso l’Agenzia delle Entrate si darebbe la certezza della data .
    Pongo queste domande perchè nel caso si dovessero effettuare tutti i s/r adempimenti (in particolare rogito notarile e trascrizione che anche se obbligatoria non viene richiesta dall’Agenzia delle Entrate nè dal Comune ed ha il solo scopo di evitare che terzi si oppongano ) si sosterrebbero spese che assorbirebbero il maggiore importo da versare per ora come 2a casa pari a circa €700 per un immobile di rendita catastale 826(come si suol dire in questo caso “”l’olio non vale la candela””).
    Grato per l’attenzione che vorrà dare alla mia richiesta, cordialmente La saluto.

    • Dal momento che il quesito e’ di interesse generale ,sarebbe gradita risposta che non e’ stata data.Saluti Sergio Ardito

  23. Egr- Dott.Andrea D’Isa
    Salve! Ho da porle un quesito. Conosco una coppia di coniugi che sono usufruttuari di un alloggio, al chè qualche tempo fà sono venuti a coniscienza che l’intestatario dell’immobile a ipotecato il medesimo. Gli occupanti dell’immobile possono stare tranquilli, oppure saranno mandati via dall’abitazione nonostante sono usufruttuari? Anticipatamente la ringrazio. Distinti Saluti.

    • Egr. Sig. Francesco
      la coppia di coniugi può stare tranquilla fino a quando l’intestatario manterà fede alle promesse di pagamento fatte all’ipotecario.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  24. Gentile Avvocato, volevo farl una domanda. Il coniuge superstite che ha il diritto di abitazione può affittare la casa o deve necessariamente abitarci e conservare la residenza? Ringrazio anticipatamente per la disponibilità

    • Gent.le Sig.ra Sonia
      la risposta al Suo quesito la si trova nell’art.1024 c.c. ovvero il divieto di cessione: i diritti di uso e di abitazione non si possono cedere (853) o dare in locazione.

      Anche se il divieto di cessione dei diritti di uso e di abitazione, sancito dall’art. 1024 c.c., non è di ordine pubblico e pertanto può essere oggetto di deroga ove espressamente convenuta tra il proprietario (costituente) e l’usuario, senza che la stessa possa desumersi, implicitamente, per il solo fatto che quest’ultimo, violando la norma, ceda il suo diritto a terzi.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornata.
      Cordiali saluti.

  25. Buon giorno!Il quesito che vorrei porle è questo: mio papa’ gravemente malato vive nella casa che ha donato ad una delle sue tre figlie con usufrutto, la quale minaccia noi sorelle di non farci rientrare in casa dopo la morte del papa’ . La cosa potrebbe turbarci non piu’ di tanto se non fosse che in quella casa ci sono degli oggetti e dei mobili che nostra madre ( anche se verbalmente) aveva prima della sua morte, destinato ad ognuno di noi. Nel caso cio’ si verificasse come sarebbe possibile entrare in possesso. Spero di essere stata chiara ed in attesa di una sua risposta la ringrazio e la saluto

    • Buonasera Avv.to, vorrei porLe questa domanda: al momento che venisse a mancare l’usufruttuario, suppongo che quanto all’interno dei locali che sono stati oggetto della nuda proprietà, che siano arredi o beni ed oggetti personali, diventino di proprietà degli eredi dell’usufruttuario. Se quest’ultimi litigassero, perchè magari non d’accordo nella spartizione, non toccassero nulla e si rifiutassero di liberare i locali, cosa succede? Corro il rischio di non poter a che disporre dell’immobile per lungo tempo, non potendolo svuotare o comunque liberamente disporne? In attesa di una Sua gentile risposta, colgo l’occasione per porgere distinti saluti. Andrea Vicini

      • Egr. Sig. Andrea
        la risposta al Suo quesito la si trova nell’art. 1002 c.c., ovvero

        art. 1002 c.c. inventario e garanzia: l’usufruttuario prende le cose nello stato in cui si trovano (982).

        Egli è tenuto a fare a sue spese l’inventario dei beni, previo avviso al proprietario (Cod. Proc. Civ. 769). Quando l’usufruttuario è dispensato dal fare l’inventario, questo può essere richiesto dal proprietario a sue spese.

        L’usufruttuario deve inoltre dare idonea garanzia (1179). Dalla prestazione della garanzia sono dispensati i genitori che hanno l’usufrutto legale sui beni dei loro figli minori (324). Sono anche dispensati il venditore e il donante con riserva d’usufrutto (796); ma, qualora questi cedano l’usufrutto, il cessionario è tenuto a prestare garanzia.

        L’usufruttuario non può conseguire il possesso dei beni (982) prima di aver adempiuto gli obblighi su indicati.

        Pertanto una volta fatto l’inventario, il proprietario sarà tenuto a restituire tutto ciò che non è di sua proprietà.

        Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
        La ringrazio per la fiducia riposta.
        Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornato.

    • Gent.le Sig.ra Alda
      per tali richieste gradirei avere una corrispondenza privata.
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornata.

  26. Buongiorno essendo io il nudo proprietario oh dato la posibilita di vivere in casa alla mia ex moglie e ai due figli tra di cui una minorenne,tra di cui io da 5 anni risiedo all’estero per lavoro. Mio padre essendo l’usufruttuario rivuole la casa .
    Da precisare che io in quella casa oh fatto delle migliorie e sul terreno oh costruito una rimessa agricola di mq 500 + una piscina con tanto di rifiniture.
    Io e la mia ex moglie abitavamo li dal 13-09 1992 mentre mi è stata donata nell’ottobre del 1993.

    Distinti saluti

    GGiammasi

    • Egr. Sig. Giovanni,
      non riesco ad intendere il Suo quesito.
      qualora voglia può conttattarmi anche telefonicamente allo studio i giorni dispari dalle 16,00 in poi allo 0818774842
      Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, inoltre, di iscriversi alla newsletter per essere quotidianamente aggiornato.

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