Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 6 giugno 2011 n. 3399. Nella prova di esame di avvocato, la copiatura non ricorre solo nel caso di pedissequa riproduzione di un altro testo, ma anche quando il compito, nel suo complesso, risulti una rielaborazione servile o di dipendenza e meramente “imitativa” di una diversa opera

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Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 6 giugno 2011 n. 3399. Nella prova di esame di avvocato, la copiatura non ricorre solo nel caso di pedissequa riproduzione di un altro testo, ma anche quando il compito, nel suo complesso, risulti una rielaborazione servile o di dipendenza e meramente “imitativa” di una diversa opera

Il commento in originale

Consiglio di Stato – Sezione quarta – Sentenza 6 giugno 2011 n. 3399. Nella prova di esame di avvocato, la copiatura non ricorre solo nel caso di pedissequa riproduzione di un altro testo, ma anche quando il compito, nel suo complesso, risulti una rielaborazione servile o di dipendenza e meramente “imitativa” di una diversa opera

Il Testo integrale

Consiglio di Stato – Sezione quarta – Sentenza 6 giugno 2011 n. 3399

Lo ha deciso il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3399/2011.

La disposizione  di cui all’articolo 23 del Rd 22 gennaio 1934 n. 37 si intende violata, non solo quando emerga una “riproduzione fedele del testo non ammesso a consultazione”, ma anche qualora si riscontri  “un’impostazione del tema, o di parte di esso, che costituisca un’imitazione, con carattere pedissequo e fraudolento, del testo assunto a parametro di confronto”, ovvero qualora l’elaborato si presenti “pedissequamente ripetitivo del testo assunto a parametro di raffronto, così da escludere ogni autonoma rielaborazione del candidato, idonea ad esprimere il grado di preparazione e le capacità intellettive richieste”.

E la posizione “servile” o di “dipendenza” della prova di esame può desumersi “sia dalla riproduzione di uno o più passi o periodi dell’altro testo, sia da una sua complessiva impostazione che, ancorché rimaneggiata nella consequenzialità dei periodi o nell’uso di singoli termini, manifesti un carattere imitativo e l’assenza di genuinità ed originalità del compito”.

I giudici di Palazzo Spada precisano anche “la finalità di consultazione di taluni testi, laddove prevista, deve svolgere la funzione di ausilio alla originale elaborazione del candidato, non già costituire un mero materiale cui attingere. Se ciò fosse, la stessa prova di esame si risolverebbe in una mera apparenza, venendo meno alla finalità che le è propria, con l’aggravante che l’esito della medesima dipenderebbe dalla casuale (pur lecita) detenzione di materiale da cui attingere senza particolari limiti”.

Sorrento, 16/6/2011                                                                  Avv. Renato D’Isa

Pubblicato da |2011-10-20T12:28:14+00:0016 giugno 2011|Consiglio di Stato 2011, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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