Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione – S.U.P. – sentenza n. 22242 depositata l’1/6/2011. Nell’udienza camerale d’appello il termine ultimo di deducibilità della nullità derivante dall’omessa notificazione dell’avviso di fissazione dell’udienza ad uno dei due difensori dell’imputato è quello della deliberazione della sentenza nel grado, anche in caso di assenza in udienza sia dell’imputato che del codifensore ritualmente citati

Il commento in originale

Corte di cassazione – S.U.P. – Sentenza n. 22242 depositata l’1.6.2011 – Nell’udienza camerale d’appello il termine ultimo di deducibilità della nullità derivante dall’omessa notificazione dell’avviso di fissazione dell’udienza ad uno dei due difensori dell’imputato è quello della deliberazione della sentenza nel grado, anche in caso di assenza in udienza sia dell’imputato che del codifensore ritualmente citati

Il testo integrale

Corte di Cassazione – S.U.P. – sentenza n. 22242 dell’1.6.2011

La seconda sezione penale rimetteva il ricorso alle Sezioni Unite riportando un contrasto giurisprudenziale  relativo al termine ultimo di deduzione della nullità a regime intermedio derivante dall’omessa notificazione ad uno dei due difensori dell’avviso di fissazione di udienza camerale, fissato ai sensi degli artt. 443[1], comma IV, 599[2] e 601[3], comma II, c.p.p. nel caso in cui all’udienza non siano presenti né l’imputato né l’altro difensore ritualmente notificato.

Al riguardo la Seconda sezione osservava che la Giurisprudenza è pacificamente orientata nel senso che in caso di omessa notificazione ad uno dei due difensori dell’avviso di fissazione di udienza camerale sussista una nullità, ma che questa non debba qualificarsi come assoluta; diverge, però sul termine ultimo di deduzione della medesima nullità, nel caso in cui all’udienza non siano presenti né l’imputato né l’altro difensore ritualmente citato.

Secondo un orientamento[4], tale nullità è deducibile fino alla deliberazione della sentenza nel grado successivo, che considera la nullità a regime intermedio.

Invece, altro recente orientamento[5] contesta tale interpretazione, affermando il principio così massimato: “nel procedimento camerale l’omessa citazione del codifensore comporta una nullità a regime intermedio, la quale va eccepita prima della deliberazione della sentenza che definisce il grado, senza che rilevi la presenza o meno in udienza dell’imputato o del codifensore ritualmente citato. (Fattispecie relativa all’omessa notifica dell’avviso di udienza del giudizio d’appello ad uno dei codifensori dell’imputato).

Orbene, secondo le S.U. sulla soluzione del problema grava l’affermazione contenuta nella sentenza delle S.U. n. 6 del 1997 secondo la quale “se è richiesto l’avviso ad entrambi i difensori e ad uno di essi non sia stato dato, non si può pretendere che l’altro si presenti all’udienza camerale per eccepirne la nullità: quindi non si può fare riferimento alle due ultime formule esposte (senza considerare che nel caso non poteva esistere una “costituzione delle parti”) né alla locuzione latina: se la parte, tramite i difensori, non assiste al compimento dell’atto per vizio di comunicazione, non si può chiedere che ne eccepisca la nullità; l’avverbio “tempestivamente” è generico, restando da stabilire quando l’eccezione sia tempestiva. Non resta che porre attenzione alla seconda parte dell’unico comma dell’art. 180 c.p.p.[6]: se le nullità si sono verificate nel giudizio, devono essere dedotte dopo la deliberazione della sentenza nel grado successivo.

In realtà una volta individuato il termine di deducibilità della nullità in questione, ha proseguito la Corte nell’ampia analisi effettuata, deve rispondersi in senso positivo alla domanda se il difensore regolarmente avvisato e non comparso avesse l’onere di dedurla entro quel termine e deve affermarsi che la medesima nullità deve essere dedotta prima della deliberazione della sentenza d’appello pronunciata ex art. 599 c.p.p. a cura del difensore di fiducia regolarmente avvisato e, in tal modo, messo in condizione di sollevare la relativa eccezione.

Pertanto, il difensore che compare deve formulare l’eccezione di nullità se non vuole che la nullità sani, la mancata comparizione del difensore regolarmente avvisato è espressione di una scelta difensiva le cui ragioni non rilevano ai fini del decorso del termine ultimo per la deduzione, cioè quello della deliberazione della sentenza del grado, anche tenendo presente che la deduzione della nullità non richiede necessariamente la comparizione, potendo essere formulata con atto scritto.

Inoltre deve aggiungersi che non può trascurarsi l’esistenza di un dovere di tale collaborazione del difensore al regolare svolgimento del procedimento, muovendo anche dal presupposto di vincoli di solidarietà tra i codifensori.

Infine La S.C. ha affermato, conseguentemente, il seguente principiuo di diritto: nell’udienza camerale d’appello il termine ultimo di deducibilità della nullità derivante dall’omessa notificazione dell’avviso di fissazione dell’udienza ad uno dei due difensori dell’imputato è quello della deliberazione della sentenza nel grado, anche in caso di assenza in udienza sia dell’imputato che del codifensore ritualmente citati

Sorrento 8/6/2011.                                                                                               Avv. Renato D’Isa


[1] Articolo 443 c.p.p. – Limiti all’appello

1. L’ imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento. (2) (4)

[2.L’imputato non può proporre appello contro le sentenze di condanna a una pena che comunque non deve essere eseguita ovvero alla sola pena pecuniaria ]. (1) (3)

3.Il pubblico ministero non può proporre appello contro le sentenze di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato . (1)

4.Il giudizio di appello si svolge con le forme previste dall’ articolo 599 .

(1) E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 443, comma 2, nella parte in cui stabilisce che l’imputato non può proporre appello contro le sentenze di condanna a una pena che comunque non deve essere eseguita. La stessa sentenza ha dichiarato non fondata la questione di legittimita` dell’art. 443, comma 3 (sollevata con riferimento agli art. 3 e 27) nella parte in cui non consente al p.m. di proporre impugnazione avverso le sentenze di condanna. (C.cost. 11 – 23.07.1991, n. 363).

(2) Il presente comma è stato prima sostituito dall’art. 31, L. 16.12.1999, n. 479 (G.U. 18.12.1999, n. 296) è poi così modificato dall’art. 2 L. 20.02.2006, n. 46, con decorrenza dal 09.03.2006. Si riporta di seguito il testo previgente:

“1. L’ imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento, quando l’appello tende a ottenere una diversa formula. “

(3) Il presente comma è stato abrogato dall’ art. 31, L. 16.12.1999, n. 479 (G.U. 18.12.1999, n. 296).

(4) E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 443, comma 1, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 della legge 20 febbraio 2006, n. 46, nella parte in cui esclude che l’imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente; (C.cost. 29.10.2009, n. 274).

 

 

[2] Articolo 599 c.p.p. – Decisioni in camera di consiglio

1. Quando l’appello ha esclusivamente per oggetto la specie o la misura della pena, anche con riferimento al giudizio di comparazione fra circostanze, o l’applicabilità delle circostanze attenuanti generiche, di sanzioni sostitutive, della sospensione condizionale della pena o della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale la corte provvede in camera di consiglio con le forme previste dall’articolo 127 .

2. L’udienza e` rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell’imputato che ha manifestato la volontà di comparire.

3. Nel caso di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, il giudice assume le prove in camera di consiglio, a norma dell’articolo 603, con la necessaria partecipazione del pubblico ministero e dei difensori . Se questi non sono presenti quando e` disposta la rinnovazione, il giudice fissa una nuova udienza e dispone che copia del provvedimento sia comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori .

[4. La corte, anche al di fuori dei casi di cui al comma 1, provvede in camera di consiglio altresi` quando le parti, nelle forme previste dall’articolo 589, ne fanno richiesta dichiarando di concordare sull’accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di appello, con rinuncia agli altri eventuali motivi. Se i motivi dei quali viene chiesto l’accoglimento comportano una nuova determinazione della pena, il pubblico ministero, l’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria indicano al giudice anche la pena sulla quale sono d’accordo.](1)

[5. Il giudice, se ritiene di non potere accogliere, allo stato, la richiesta, ordina la citazione a comparire al dibattimento . In questo caso la richiesta e la rinuncia perdono effetto, ma possono essere riproposte nel dibattimento.] (1)

—–

(1) Il presente comma dapprima sostituito dall’art. 1 L. 19.01.1999, n. 14 (G.U. 30.01.1999, n. 24) è stato abrogato dall’art. 2 D.L.23.05.2008, n. 92. Con decorrenza dal 27.05.2008

 

[3] Articolo 601 c.p.p. – Atti preliminari al giudizio

1.Fuori dei casi previsti dall’articolo 591, il presidente ordina senza ritardo la citazione dell’imputato appellante ; ordina altresi` la citazione dell’imputato non appellante se vi e` appello del pubblico ministero, se ricorre alcuno dei casi previsti dall’articolo 587 o se l’appello e` proposto per i soli interessi civili .

2.Quando si procede in camera di consiglio a norma dell’articolo 599, ne e` fatta menzione nel decreto di citazione.

3.Il decreto di citazione per il giudizio di appello contiene i requisiti previsti dall’articolo 429 comma 1 lettere a), f), g) nonche` l’indicazione del giudice competente . Il termine per comparire non puo` essere inferiore a venti giorni.

4.E` ordinata in ogni caso la citazione del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e della parte civile ; questa e` citata anche quando ha appellato il solo imputato contro una sentenza di proscioglimento.

5.Almeno venti giorni prima della data fissata per il giudizio di appello, e` notificato avviso ai difensori .

6.Il decreto di citazione e` nullo se l’imputato non e` identificato in modo certo ovvero se manca o e` insufficiente l’indicazione di uno dei requisiti previsti dall’articolo 429 comma 1 lettera f) .

 

[4]Corte di Cassazione Sezione VI penale, sentenza 20 marzo 2008, n. 12520. L’omissione dell’avviso ad uno dei due difensori dell’imputato della data fissata per l’udienza (nel caso di specie, per l’udienza camerale ex art. 704 cod. proc. pen. davanti alla Corte di appello) non dà luogo a nullità assoluta, in quanto tale omissione non è annoverata tra quelle specificamente elencate nell’art. 179 cod. proc. pen., ma ad una nullità “a regime intermedio”, deducibile fino alla deliberazione della sentenza nel grado successivo. Tuttavia, qualora uno dei componenti del collegio difensivo compaia e non eccepisca l’omesso avviso al codifensore, desumibile dagli atti di causa, tale nullità deve intendersi sanata con la conseguente decadenza dalla possibilità di dedurla successivamente, poiché la nozione di “parte interessata” va interpretata riferendola al collegio difensivo e non separatamente al singolo difensore, che, anzi, deve tutelare l’intera posizione processuale da lui rappresentata ed assistita nel superiore interesse del suo ministero.

 

[5]Corte di Cassazione Sezione VI  penale, sentenza 17 marzo 2010, n. 10607

[6]Articolo 180 c.p.p. – Regime delle altre nullità di ordine generale

1.Salvo quanto disposto dall’articolo 179, le nullità previste dall’articolo 178 sono rilevate anche di ufficio, ma non possono più essere rilevate ne` dedotte dopo la deliberazione della sentenza di primo grado ovvero, se si sono verificate nel giudizio, dopo la deliberazione della sentenza del grado successivo .

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