Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, I sezione penale, sentenza n. 22100, depositata l’1 giugno 2011. Solo la prova dell’effettiva e concreta convivenza con il coniuge italiano scongiura l’espulsione per l’immigrato con precedenti penali.

Il commento in originale

Corte di Cassazione – Sezione I penale – Sentenza n. 22100, depositata 1.6.2011. Solo la prova dell’effettiva e concreta convivenza con il coniuge italiano scongiura l’espulsione per l’immigrato con precedenti penali

Il testo integrale

Corte di Cassazione, I sezione penale, sentenza 1.6.2011, n. 22100

La Corte di cassazione, con la sentenza 22100, ha ribadito che lo straniero, onde vantare una ostatività all’espulsione che lo attinge, deve dimostrare non solo di essere coniugato con un cittadino di nazionalità italiana, ma altresì che la convivenza con la stessa è concreta ed effettiva.

Il tribunale di sorveglianza di Catania , una volta definito l’uomo socialmente pericoloso anche per la condizione di disoccupato e il suo frequente ricorso a false identità., lo ha ritenuto passibile di espulsione, in base a quanto disposto dal testo unico sull’immigrazione.

Contro il provvedimento si opponeva lo “straniero” poiché  riteneva violato l’articolo 19 del Dlgs 286/1998[1] con cui viene esclusa – salvo per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato – l’espulsione “degli stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado o con il coniuge che siano di nazionalità italiana”.

La deroga è prevista sia dalla norma interna riportata nelle note e sia dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e dalla direttiva europea 2003/86/Ce , recepita con il Dlgs 5/2007.

La Corte dopo aver preliminarmente rilevato, dando continuità ad un principio di diritto già espresso dalla stessa Corte, che le previsione secondo cui non è consentita l’espulsione degli stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado o con il coniuge che siano di nazionalità Italiana, ha rigettato il ricorso per il motivo già esposto.

La mancata prova della convivenza unita alla dimostrata pericolosità sociale del soggetto hanno determinato l’esclusione della possibilità di godere del divieto di espulsione.

Sorrento 2/6/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1]Art.19. Divieti di espulsione e di respingimento (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 17)

1. In nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.

2. Non è consentita l’espulsione, salvo che nei casi previsti dall’articolo 13, comma 1, nei confronti:

a)           degli stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi;

b)           degli stranieri in possesso della carta di soggiorno, salvo il disposto dell’articolo 9;

c)           degli stranieri conviventi con parenti entro il quarto grado o con il coniuge, di nazionalità italiana;

d)           delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono.

 

 

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