Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione – Sezione V penale – Sentenza 25 maggio 2011 n. 20895. “Stalking” – Chi molesta ripetutamente i condomini (o in generale altre persone appartenenti ad un genere) di un edificio in modo da produrre in essi uno stato d’ansia.

Il commento in originale

Corte di cassazione – Sezione V penale – Sentenza 25.5.2001 n. 20895. Stalking

Il testo integrale

Corte di cassazione – Sezione V penale – Sentenza 25 maggio 2011 n. 20895. Stalking

 

“Stalking[1]” –Chi molesta ripetutamente i condomini (o in generale altre persone appartenenti ad un genere) di un edificio in modo da produrre in essi uno stato d’ansia.

I giudici di Piazza Cavour nel respingere il ricorso di un soggetto affetto da una sindrome maniacale, hanno riconosciuto che non è necessario per integrare la fattispecie del reato di stalking che il comportamento persecutorio sia tenuto verso la medesima persona motivo a base del ricorso presentato avverso la sentenza della Corte Territoriale.

La locuzione condotte reiterate (ex art. 612 c.p.) vuol dire che si è in presenza di reato complesso, la cui condotta criminosa, cioè l’azione od omissione di cui è conseguenza l’evento da cui dipende l’esistenza del reato (art. 40 c.p.) è, nel caso affrontato, integrata da atti per sé costitutivi di condotte di minaccia o molestia. Pertanto il carattere decisivo della condotta criminosa consiste nella ripetizione di atti qualificati persecutori, in quanto il loro insieme cagiona l’evento ulteriore assorbente del reato sopra indicato.

Difatti, la minaccia rivolta ad una persona può coinvolgerne altre o comunque costituirne molestia”.

Si pensi al caso di colui che “minacci d’abitudine qualsiasi persona attenda ogni mattino nel luogo solito un mezzo di trasporto per recarsi al lavoro”.

Per la Suprema Corte è dunque “ineludibile  l’implicazione che l’offesa arrecata ad una persona per la sua appartenenza ad un genere turbi di per sé ogni altra che faccia parte dello stesso genere”.  E  “se la condotta è reiterata indiscriminatamente contro talaltra, perché vive nello stesso luogo privato, sì da esserne per questa ragione occasionalmente destinataria come la precedente persona minacciata o molestata, il fatto genere all’evidenza turbamento in entrambe”.

Perciò il Giudice Territoriale ha dato una corretta interpretazione della norma sul fatto che  “le singole condotte, in quanto ripetute nei confronti di donne di qualsiasi età conviventi nell’edificio le coinvolgesse tutte”.

Sorrento 26/5/2011.

 

Avv. Renato D’Isa


[1]Stalking (si legge “stòking” con la “o” accentata) è un termine inglese che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola ed ingenerandole stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti; in quello italiano la fattispecie è rubricata come atti persecutori (articolo 612 bis del Codice penale), riprendendo una delle diverse locuzioni con le quali è tradotto il termine stalking. Il fenomeno è anche chiamato sindrome del molestatore assillante.

La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata. Lo stalking può nascere come complicazione di una qualsiasi relazione interpersonale, è un modello comportamentale che identifica intrusioni costanti nella vita pubblica e privata di una o più persone.

I contesti in cui si manifesta:

  • nel 55% circa è nella relazione di coppia;
  • nel 25% circa è nel condominio;
  • nello 0,5% circa è nella famiglia (figli/fratelli/genitori);
  • nel 15% circa è nel posto di lavoro/scuola/università.

Nel codice penale l’articolo 612-bis, dal titolo “atti persecutori”, che al comma 1 recita:Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita

A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia l’aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore, il fatto che lo stalking costituisca un’aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale e la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Questa fattispecie di reato è normalmente procedibile a querela, ma è prevista la procedibilità d’ufficio qualora la vittima sia un minore, una persona disabile, quando il reato è connesso con altro delitto procedibile d’ufficio e quando lo stalker è gia stato ammonito precedentemente dal questore.

Il nuovo istituto costituisce una sorta di affinamento della preesistente norma sulla violenza privata: delinea infatti in modo più specifico la condotta tipica del reato e richiede che tale condotta sia reiterata nel tempo e tale da «cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura» alla vittima.

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