Corte di Cassazione, Sezione III civile, Ordinanza 24 maggio 2011 n. 11430. Diritto al risarcimento del danno per il passante che riporta lesioni per essere inciampato in una buca non visibile perché coperta dall’acqua piovana

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Corte di Cassazione, Sezione III civile, Ordinanza 24 maggio 2011 n. 11430. Diritto al risarcimento del danno per il passante che riporta lesioni per essere inciampato in una buca non visibile perché coperta dall’acqua piovana

 

Il commento in originale

Corte di cassazione – Sezione III civile – Ordinanza 24 maggio 2011 n. 11430. Diritto al risarcimento del danno per il passante che riporta lesioni per essere inciampato in  un buca non visibile perché coperta dall’acqua piovana

Il testo integrale

Corte di cassazione – Sezione III civile – Ordinanza 24 maggio 2011 n. 11430. Buca coperta d’acqua 

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 11430.

I giudici di Piazza Cavour, facendo propria la relazione, hanno definito come “illogica” la motivazione della Corte di Appello di Bologna che aveva respinto il ricorso risarcitorio.

I giudici di seconde cure, infatti, dopo aver riconosciuto che “la presenza di una buca sul fondo stradale giustifica l’addebito di responsabilità al comune per difetto di manutenzione”, l’avevano poi esclusa, con riguardo al caso specifico, ritenendo che il riempimento della buca ad opera della pioggia costituisse “un evento estemporaneo, nei confronti del quale il comune non ha avuto la possibilità di intervenire tempestivamente”.

Secondo i giudici della Corte territoriale, dunque, la “circostanza che la buca fosse ricoperta dall’acqua” rientrava nel novero delle ipotesi di “caso fortuito”.

La sentenza impugnata, secondo la Corte di legittimità, ha considerato “come causa idonea ad esimere l’ente pubblico da responsabilità una circostanza di fatto che ha invece aggravato gli effetti del vizio di manutenzione, che senza quel vizio non avrebbe causato il danno e che avrebbe potuto valere ad escludere non la responsabilità del Comune, bensì un eventuale concorso di colpe dell’infortunata, per non aver visto tempestivamente la buca”.

In definitiva, la Corte di Appello “ha confuso un evento normale e largamente prevedibile”, come la pioggia che ha “contribuito a causare il danno (nascondendo le asperità del suolo, le ha rese ancora più insidiose) con una causa di interruzione del nesso causale come se si trattasse di evento esterno e non controllabile, di per sé solo sufficiente a produrre il danno”.

Sorrento, 25/5/2011

Avv. Renato D’Isa

 

 

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