Corte di Cassazione, II sezione, Ordinanza 5 novembre 2010 – 24 marzo 2011, n. 6888. L’obbligo di arrestarsi allo “stop” non è eliso dalla violazione di norme di comportamento anche da parte del conducente di altro veicolo avente diritto alla precedenza

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Corte di Cassazione, II sezione, Ordinanza 5 novembre 2010 – 24 marzo 2011, n. 6888. L’obbligo di arrestarsi allo “stop” non è eliso dalla violazione di norme di comportamento anche da parte del conducente di altro veicolo avente diritto alla precedenza

Il testo integrale

Suprema Corte di Cassazione

sezione II civile

Ordinanza 5 novembre 2010 – 24 marzo 2011, n. 6888

 

Premesso in fatto

Con la sentenza impugnata il Tribunale di Bergamo, in accoglimento dell’appello del Comune di Seriate, ha respinto l’opposizione proposta dalla Dott.ssa M.P.Z. a verbale di accertamento della violazione dell’art. 145 C.d.S.[1], commi 5 e 10 (omissione di arresto allo “stop”).

Il Tribunale ha osservato: a) che non sussisteva contraddizione tra il verbale di accertamento e il rapporto redatti dalla Polizia Locale: semplicemente, nel secondo sì dava atto di una ulteriore circostanza irrilevante, e cioè che la Z. si era sulle prime arrestata allo “stop”, ma per un tempo insufficiente ad evitare l’impatto, una volta ripresa la marcia, con altro veicolo avente diritto di precedenza; b) che la prova dell’illecito era basata su quanto dichiarato dall’incolpata ai verbalizzanti; c) che non vi era prova del dedotto stato di necessità.

La Dott.ssa Z. ha proposto ricorso per cassazione per tre motivi, cui l’amministrazione comunale intimata ha resistito con controricorso.

Con relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.[2], il Consigliere relatore ha ritenuto che tutti i motivi di ricorso siano da disattendere.

Entrambe le parti hanno presentato memorie.

Considerato in diritto

Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione di legge. Si chiede a questa Corte di affermare che contrasta con il dovere di motivazione degli atti amministrativi, sancito dalla L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3[3], integrare ex post la motivazione di un atto mediante le contrastanti indicazioni contenute in un secondo atto.

Il motivo – che è riferito alle asseritamente contrastanti risultanze del verbale e del rapporto della Polizia Locale – è inammissibile in quanto presuppone un fatto – il contrasto, cioè, fra i due atti – che viene invece espressamente escluso dalla sentenza impugnata; sicché sarebbe stato necessario articolare, semmai, una acconcia censura di vizio di motivazione.

Con il secondo motivo, denunciando vizio di motivazione, si lamenta che la sentenza impugnata: a) pur affermando di basarsi sulle dichiarazioni rese dall’incolpata ai verbalizzanti, non rechi la sintesi di tali dichiarazioni; b) non si dia carico della circostanza, risultante dagli atti, che il veicolo con il quale si era scontrato quello della Z. sbucava a forte velocità da una curva, tanto che colei che lo guidava era stata a sua volta contravvenzionata per violazione dell’art. 141 C.d.S., commi 2 e 11[4]: il che confermerebbe come, al momento del primo arresto da parte della Z., quel veicolo non ci fosse e fosse comparso, invece, solo allorché la medesima aveva ripreso la marcia.

Il motivo non può essere accolto per le seguenti ragioni.

Quanto alla censura sub a), va osservato che il contenuto, evidentemente autoaccusatorio, delle dichiarazioni dell’incolpata è chiaramente evincibile, per quanto necessario e sufficiente ai fini della comprensione del ragionamento del giudice, dal contesto in cui si fa ad esso riferimento.

La censura sub b), poi, attiene a circostanze non decisive. Infatti, l’obbligo di arrestarsi allo “stop” non è eliso dalla violazione di norme di comportamento anche da parte del conducente di altro veicolo avente diritto alla precedenza (cfr., da ult., Cass. 8552 del 2009[5]); né può essere considerata decisiva la richiamata contestazione, al conducente dell’altro veicolo, della violazione dell’art. 141 C.d.S., comma 2, atteso il contenuto della disposizione violata, che contempla semplicemente il “dovere del conducente di conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”.

Con il terzo motivo, denunciando violazione di legge, si chiede a questa Corte, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., comma 1, di affermare che sussiste lo stato di necessità “nel caso in cui il guidatore di un’auto, fermatasi alla barra di arresto di uno Stop e ripresa la marcia per attraversarlo, debba nuovamente arrestarsi, a causa del sopraggiungere alla propria sinistra di un’auto a forte velocità sbucata da una curva della strada di immissione”.

Il motivo è inammissibile, dato che l’addebito mosso all’incolpata non era di essersi arrestata nuovamente al sopraggiungere dell’altro veicolo, ma piuttosto di non essersi arrestata prima.

Pertanto il ricorso va respinto, con condanna della ricorrente – secondo la regola della soccombenza – alle spese processuali, liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, liquidate in Euro 600,00, di cui Euro 400,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Sorrento, 11/5/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1]Articolo 145 c.d.s. – Precedenza

1. I conducenti, approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti.

2. Quando due veicoli stanno per impegnare una intersezione, ovvero laddove le loro traiettorie stiano comunque per intersecarsi, si ha l’obbligo di dare la precedenza a chi proviene da destra, salvo diversa segnalazione.

3. Negli attraversamenti di linee ferroviarie e tranviarie i conducenti hanno l’obbligo di dare la precedenza ai veicoli circolanti su rotaie, salvo diversa segnalazione.

4. I conducenti devono dare la precedenza agli altri veicoli nelle intersezioni nelle quali sia così stabilito dall’autorità competente ai sensi dell’art. 37 e la prescrizione sia resa nota con apposito segnale.

5. I conducenti sono tenuti a fermarsi in corrispondenza della striscia di arresto, prima di immettersi nella intersezione, quando sia così stabilito dall’autorità competente ai sensi dell’art. 37 e la prescrizione sia resa nota con apposito segnale.

6. Negli sbocchi su strada da luoghi non soggetti a pubblico passaggio i conducenti hanno l’obbligo di arrestarsi e dare la precedenza a chi circola sulla strada.

7. E’ vietato impegnare una intersezione o un attraversamento di linee ferroviarie o tranviarie quando il conducente non ha la possibilità di proseguire e sgombrare in breve tempo l’area di manovra in modo da consentire il transito dei veicoli provenienti da altre direzioni.

8. Negli sbocchi su strada di sentieri, tratturi, mulattiere e piste ciclabili è fatto obbligo al conducente di arrestarsi e dare la precedenza a chi circola sulla strada. L’obbligo sussiste anche se le caratteristiche di dette vie variano nell’immediata prossimità dello sbocco sulla strada.

9. I conducenti di veicoli su rotaia devono rispettare i segnali negativi della precedenza.

10. Chiunque viola le disposizioni di cui al presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 154,00 a euro 613,00.

11. Quando lo stesso soggetto sia incorso, in un periodo di due anni, in una delle violazioni di cui al comma 10 per almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.

 

[2]Articolo 380 bis c.p.c. – Procedimento per la decisione sull’inammissibilità del ricorso e per la decisione in camera di consiglio . Il relatore della sezione di cui all’articolo 376, primo comma, primo periodo, se appare possibile definire il giudizio ai sensi dell’articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5), deposita in cancelleria una relazione con la concisa esposizione delle ragioni che possono giustificare la relativa pronuncia.

Il presidente fissa con decreto l’adunanza della Corte. Almeno venti giorni prima della data stabilita per l’adunanza, il decreto e la relazione sono comunicati al pubblico ministero e notificati agli avvocati delle parti, i quali hanno facoltà di presentare, il primo conclusioni scritte, e i secondi memorie, non oltre cinque giorni prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono.

Se il ricorso non è dichiarato inammissibile, il relatore nominato ai sensi dell’articolo 377, primo comma, ultimo periodo, quando appaiono ricorrere le ipotesi previste dall’articolo 375, primo comma, numeri 2) e 3), deposita in cancelleria una relazione con la concisa esposizione dei motivi in base ai quali ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio e si applica il secondo comma.

Se ritiene che non ricorrono le ipotesi previste dall’articolo 375, primo comma, numeri 2) e 3), la Corte rinvia la causa alla pubblica udienza.

[3]Legge 7 agosto 1990, n. 241 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.” (Pubblicata in G. U. 18 agosto 1990, n. 192)

Art. 3

1. Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma 2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria.

2.  La motivazione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale.

3. Se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l’atto cui essa si richiama.

4. In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere

[4]Articolo 141 c.d.s. – Velocità

1. E’ obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che, avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione.

2. Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.

3. In particolare, il conducente deve regolare la velocità nei tratti di strada a visibilità limitata, nelle curve, in prossimità delle intersezioni e delle scuole o di altri luoghi frequentati da fanciulli indicati dagli appositi segnali, nelle forti discese, nei passaggi stretti o ingombrati, nelle ore notturne, nei casi di insufficiente visibilità per condizioni atmosferiche o per altre cause, nell’attraversamento degli abitati o comunque nei tratti di strada fiancheggiati da edifici.

4. Il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi quando riesce malagevole l’incrocio con altri veicoli, in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza e quando, al suo avvicinarsi, gli animali che si trovino sulla strada diano segni di spavento.

5. Il conducente non deve gareggiare in velocità.

6. Il conducente non deve circolare a velocità talmente ridotta da costituire intralcio o pericolo per il normale flusso della circolazione.

7. All’osservanza delle disposizioni del presente articolo è tenuto anche il conducente di animali da tiro, da soma e da sella.

8. Chiunque viola le disposizioni del comma 3 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 80,00 a euro 318,00.

9. Salvo quanto previsto dagli articoli 9 bis e 9 ter, chiunque viola le disposizioni del comma 5 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 159,00 a euro 639,00.

10. Se si tratta di violazioni commesse dal conducente di cui al comma 7 la sanzione amministrativa è del pagamento di una somma da euro 24,00 a euro 94,00.

11. Chiunque viola le altre disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 39,00 a euro 159,00.

[5]Corte di Cassazione Sezione 2 civile sentenza 08.04.2009, n. 8552. In tema di circolazione stradale, l’infrazione all’art. 145, commi 4 e 10, del codice della strada, per essere uscito da una via immettendosi in altra, omettendo di dare la doverosa precedenza ad altro veicolo (nella specie una bicicletta), non può essere esclusa, in sede di giudizio di opposizione, sul presupposto che anche il conducente dell’altro veicolo, avente diritto alla precedenza, aveva violato, a sua volta, una norma di comportamento. Ciò in quanto il giudizio di opposizione ha ad oggetto non l’accertamento della responsabilità di soggetti coinvolti in un sinistro stradale, in vista di una pronuncia di risarcimento del danno, ma l’opposizione avverso un verbale di contestazione della regola di precedenza, nella specie accertata come verificata dal giudice di merito.

Pubblicato da | 2011-05-17T15:11:20+00:00 11 maggio 2011|Cassazione civile 2011, Codice della strada, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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