Cassazione penale, S.U.P., sentenza n. 16453 depositata il 27/4/2011. L’obbligo di esibizione agli agenti di pubblica sicurezza del documento di identità e del documento che attesta la regolare presenza nel territorio italiano non si applicastranieri extracomunitari che vivono in Italia senza permesso di soggiorno. Per il semplice fatto che il clandestino “in quanto irregolarmente presente nel territorio dello Stato, non può, per ciò stesso, essere titolare di permesso di soggiorno.

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Il testo integrale

Cassazione Penale, S.U.P., n. 16453-11 depositata il 27-4-11

Le Sezioni unite penali della Cassazione con la sentenza n. 16453,hanno dato un’interpretazione definitiva alla norma introdotta dal cosiddetto “pacchetto sicurezza” – articolo 6, comma 3, del Dlgs 286/1998 modificato dall’articolo 1, comma 22, lettera ‘h’ della legge 94/2009 – che ha inasprito le pene portando l’arresto ad un anno e l’ammenda fino a duemila euro.

Scopo del Legislatore, infatti, era quello di contrastare “il diffuso fenomeno dell’uso di documentidi soggiorno falsi o contraffatti”. A riprova di ciò l’estensione della “pena della reclusione da uno a sei anni anche all’utilizzazione di uno dei documenti, contraffatti o alterati, relativi all’ingresso disoggiorno”.

Orbene contro la sentenza di primo grado –  con la quale veniva dichiarata il non luogo a procedere in favore di un cittadino albanese perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato, imputato per non aver esibito al personale della locale questura, senza giustificato motivo, alcun documento di identificazione o di soggiorno soggiorno –  il p.m. proponeva ricorso per Cassazione, denunciando ai sensi dell’art. 606, comma I, let. b) c.p.p., inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, in relazione alla norma incriminatrice, affermandone l’epplicazione anche nei confronti dello straniero in posizione irregolare, in linea con recenti pronunce della Corte di Legittimità.

Il ricorso veniva assegnato alla Prima sezione che con ordinanza deliberava la remissione alle S.U. al fine di prevenire un contrasto giurisprudenziale con precedenti pronunce della stessa sezione.

Secondo la Suprema corte, dunque, “è intervenuta una modificazione legislativa  che ha escluso dall’ambito della fattispecie incriminatrice la condotta dello  straniero irregolare, con conseguente ‘abolitio criminis’ per gli stranieri in  posizione irregolare”. Ciò però non vuol dire che gli irregolari “siano sciolti  dai vincoli connessi al dovere di farsi identificare, a richiesta anche di  ufficiali e agenti di pubblica sicurezza” essendo sempre possibile sottoporre  gli stranieri, clandestini o meno, ”a rilievi fotodattiloscopici e segnaletici  nel caso che vi sia motivo di dubitare della sua identità personale”.

Vi sarebbe dunque “ un ‘doppio binario” perseguito dal Legislatore, da un parte “sanzionando gli stranieri regolarmente  soggiornanti per la mancata esibizione dei documenti con la pena inasprita”, e,  dall’altra parte, prevedendo per gli stranieri in posizione irregolare “un  crescendo sanzionatorio-repressivo scandito sulle diverse eventuali condotte   illecite in progressione (artt. 10-bis, 14, comma 5-ter e quater, 13, comma 13,  del dlgs cit.) sempre finalizzato all’espulsione dal territorio nazionale nel  più breve tempo possibile, obiettivo che rischierebbe di essere compromesso dai  tempi processuali di accertamento e di eventuale esecuzione di pena per il reato  di cui all’articolo  6, comma 3” e, cioè, la mancata esibizione del documento di  identità e del permesso di soggiorno, “per il quale non sono previsti i  meccanismi facilitatori dell’espulsione”.

Secondo la Corte, infine, “al legislatore, in effetti, interessa poco la sanzione  penale per gli stranieri che sono entrati o soggiornano illegalmente nello Stato; interessa piuttosto attivare il meccanismo rapido volto all’espulsione”.