Cassazione civile 2011

Corte di Cassazione, II sezione civile, sentenza n. 9488 depositata il 28/4/2011. È legittimo la convenzione conclusa fra un comune e l’avvocato difensore con determinazione degli onorari ai minimi tariffari e la possibilità di liquidare, a discrezione dell’amministrazione, una maggior somma in virtù dell’attività effettivamente svolta dal professionista.

Il commento in originale

Corte di cassazione – Sezione II civile – Sentenza 28 aprile 2011 n. 9488 – onorari Avvocato

Il testo integrale

Cassazione Civile, II sezione, sentenza n. 9488 depositat il 28-4-2011. Avvocato – tariffe minime 

La sentenza è scaricabile dal sito – “Guida la diritto – Il sole 24 ore” 

L’Avvocato vedendosi lesi i propri compensi adiva con ricorso ex art. 28 L. 794 del 13/6/1942 il tribunale di Napoli per vedersi riconosciuta la liquidazione delle spese e degli onorari sostenuti nella difesa in giudizio dell’amministrazione Comunale.

Il giudice aveva accolto solo parzialmente le richieste del legale, determinando in 13.344 euro i compensi spettanti. Per il resto aveva ritenuto legittima la convenzione stipulata tra il municipio e il professionista nel 1996, in base alla quale si stabiliva che “per tutta l’opera prestata i compensi di avvocato le saranno liquidati dall’amministrazione, con intesa che non si scenderà al di sotto dei minimi tariffari”. In tal modo, secondo il tribunale Partenopeo l’avvocato “aveva rinunciato alla facoltà di determinare da sé gli onorari, in quanto ciò rimaneva di eslcusiva pertinenza dell’amministrazione, la quale non sarebbe andata sotto i minimi”.

Orbene con i tre motivi proposti l’avvocato ricorrente, al fine di ottenere la cassazione dell’ordinanza, lamentava in primis la vessatorietà (ex art. 1341[1] c.c.) della clausola “convenzionale”, in subordine contestava la determinazione del compenso professionale in violazione dell’art. 2233[2] c.c. perchè non adeguato all’importanza dell’opera e del decoro del professionista, infine con l’ultimo motivo affermava che non era stato applicato lo scaglione corrispondente al valore della causa.

Per i giudici di Piazza Cavour, confermando l’interpretazione del giudice di primo grado, “la clausola della convenzione riguardante i rapporti di un comune con i legali di propria fiducia, prevedente l’impegno dell’amministrazione committente a riconoscere il minimo stabilito dalla tariffa, con la facoltà discrezionale per essa, di liquidare, a fronte della notula presentata dal professionista, eventuali maggiori compensi, non costituisce clausola vessatoria”. E, dunque, come tale non è “abbisognevole di specifica approvazione per iscritto per essere vincolante”, come, invece, sostenuto nel ricorso . Infatti “detta clausola non limita la facoltà di opporre eccezioni ma definisce l’oggetto del contratto, individuando il corrispettivo della prestazione con riferimento all’entità e alle modalità di liquidazione del compenso professionale”.

Inoltre neppure vale il criterio del valore della controversia per richiedere una maggior somma, in quanto l’autonomia negoziale nella determinazione del compenso “non incontra alcun limite che quello del rispetto del minimo fissato dalle tariffe inderogabili”. Il giudice dunque pur volendo non può ricorrere ad una “liquidazione in misura diversa da quella pattuita” dalle parti. E ciò prescindendo dalla “congruità del quantum convenuto rispetto all’importanza dell’opera e al decoro della professione”.

Infine, neppure la doglianza sullo scaglione corrispondente al valore della causa è stata accolta in quanto la liquidazione non deve essere fatta sommando “il valore delle domande proposte dai diversi attori nell’unico processo”. Infatti, “il cumulo riguarda solo le domande proposte tra le stesse parti, mentre non si riferisce all’ipotesi di domande avanzate nei confronti dello stesso soggetto da diverse parti processuali”, in litisconsorzio facoltativo.

 

Sorrento, 28/4/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Art. 1341 Condizioni generali di contratto

Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza (1370, 2211).

In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, (1229), facoltà di recedere dal contratto(1373) o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze (2964 e seguenti), limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni (1462), restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi (1379, 2557, 2596), tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie (Cod. Proc. Civ. 808) o deroghe (Cod. Proc. Civ. 6) alla competenza dell’autorità giudiziaria.

[2] Art. 2233 Compenso

Il compenso (2751), se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, e determinato dal giudice, sentito il parere dell’associazione professionale (ora consiglio dell’Ordine) a cui il professionista appartiene.
In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione (2956).
Gli avvocati, i procuratori e i patrocinatori non possono, neppure per interposta persona, stipulare con i loro clienti alcun patto relativo ai beni che formano oggetto delle controversie affidate al loro patrocinio, sotto pena di nullità (1418 e seguenti) e dei danni.

 

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