Cassazione penale 2011

Cassazione Penale, VI sezione, sentenza n. 15002 depositata il 13/4/2011. In tema di reato colposo in presenza di più comportamenti, omissivi ed omissivi, onde verificare quale di queste condotte abbia determinato il verificarsi dell’evento non si deve far ricorso al criterio della prevalenza dell’un comportamento sull’altro, avendo rilevanza quella condotta che ha determinato il concreto innescarsi della progressione causale che ha prodotto l’evento. Principi in merito agli artt. 169 (Notificazioni dell’imputato all’estero) e 143 (Nomina dell’Interprete e traduzione atti) c.p.p.

Il commento in originale

 

Corte di cassazione – Sezione VI penale – Sentenza 13 aprile 2011 n. 15002 – Il commento in pdf

 

Il testo integrale

Cassazione Penale, VI sezione, sentenza 15002 depositati il 13-4-2011

Dalla sentenza possono trarsi due principi di diritto riguardanti questioni procedurali ed uno riguardante una questione sostanziale.

1. Il titolo dell’articolo 169 c.p.p.[1]Notificazioni dell’imputato all’estero” non attiene alla modalità specifica delle notificazioni di atti giudiziari all’imputato che si trovi all’estero, bensì, nella prospettiva delle future notificazioni degli atti giudiziari da eseguirsi esclusivamente nel territorio dello Stato, fissa le modalità per portare a conoscenza dell’imputato l’inizio a suo carico di un procedimento penale, con l’indicazione  dei dati significativi (autorità che procede, il titolo del reato e il luogo in cui è stato commesso) e con l’invito a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato, onde consentirgli di esercitare adeguatamente il diritto di difesa. Le notificazioni degli atti giudiziari, verranno poi effettuate nel territorio dello Stato, presso il domicilio eletto in Italia, se indicato nei trenta giorni, o, in mancanza, presso il difensore (di fiducia o di ufficio) secondo la disciplina prevista dagli artt. 148 e segg. c.p.p.. relativa, appunto, alla “notificazione degli atti”.

La modalità  scelta dal legislatore di attivare il meccanismo delle notificazioni degli atti giudiziari all’imputato che si trovi all’estero è quello della  raccomandata con avviso di ricevimento. Si fa, cioè, ricorso ad una modalità di comunicazione, vale a dire quella attraverso il servizio postale attivata autonomamente dall’Ufficio del P.M. procedente e non attraverso l’Ufficiale giudiziario ai sensi dell’art 170 c.p.p., che regola, invece, le notificazioni di atti giudiziari a mezzo posta, modalità, questa, di notificazione sussidiaria rispetto a quella ordinaria della notifica diretta a mezzo Ufficiale giudiziario.

Sicchè a raccomandata inviata all’estero, ai sensi del 1° comma dell’art. 169 c.p.p., direttamente dall’Autorità Giudiziaria procedente segue  modalità di spedizione, così come pure  formalità attestanti l’avvenuto ricevimento, che non sono quelle della “notifica degli atti a mezzo posta”.

2. La disciplina dettata con l’art. 143 c.p.p.[2] consente di affermare che le regole sulla nomina dell’interprete e sulla traduzione degli atti allo straniero alloglotta sono funzionali alla garanzia della corretta comprensione da parte sua di ciò che accade nel processo, sempre che lo straniero partecipi o intenda partecipare attivamente al processo e voglia comprendere ciò che in esso accade in modo da poter valutare personalmente le strategie processuali, immediate o no, che ritiene più opportune intraprendere. Emblematica in proposito è la formula della legge che assicura allo straniero il diritto di farsi assistere da un interprete gratuitamente “al fine di poter comprendere l’accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa“. Formula che lascia intendere il diritto alla traduzione dell’atto dello straniero sempre che costui venga in contatto materiale con l’atto processuale che lo riguarda.

Non pare, quindi, infondato il passaggio logico secondo il quale se lo straniero si ponga in una condizione processuale in cui tutti gli atti debbano essere notificati mediante consegna al suo difensore (come nella specie sottoposta al vaglio della Corte uno degli imputati non aveva effettuato elezione di domicilio in Italia, nonostante l’invito  in tal senso rivoltogli ai sensi dell’art. 169, 1° comma cod.proc.pen., ma aveva proceduto solo alla nomina del difensore di fiducia, le notificazioni sono state eseguite mediante consegna a quest’ultimo), non subisce alcuna lesione concreta dei suoi diritti per effetto della mancanza di tale traduzione – che pertanto non deve essere eseguita – non rimanendo aggredito il vero nucleo della garanzia oggetto della tutela, che deve essere assicurata nei casi di effettività della lesione dell’interesse protetto.

In ipotesi siffatte, possono verificarsi due situazioni. Lo straniero (nel caso difeso di fiducia) può avere perso il contatto con il suo difensore: in tale ipotesi una traduzione dell’atto nella madre lingua dello straniero a mani del difensore non avrebbe un concreto significato funzionale alla difesa personale, e lo straniero difetta di interesse alla traduzione dell’atto: il difensore, indipendentemente dalla traduzione, potrà compiere gli atti difensivi necessari nell’interesse dell’imputato. Lo straniero potrebbe, invece, non avere perso il contatto col difensore (oppure potrebbe averlo perso e poi ricostituito): in tal caso lo straniero potrà valutare le strategie processuali da seguire con il difensore nella lingua che entrambi riterranno più opportuna: il difensore avrà modo di aggiornare il cliente sulla sua situazione processuale e di concordare le condotte da seguire; ma, ancora una volta, si deve ribadire la mancanza di lesione funzionale del diritto dello straniero alloglotta di ottenere una traduzione dell’atto che dovrebbe essere notificato al difensore.

3. In tema di reati colposi, la distinzione tra comportamento omissivo e commissivo non deve essere sopravvalutata, dal momento che è ormai pacificamente riconosciuto che i due tipi di comportamento sono in realtà strettamente connessi e per così dire l’uno speculare all’altro, dato che nel violare le regole di comune prudenza il soggetto non è evidentemente inerte ma tiene un comportamento diverso da quello dovuto; peraltro essi sono sottoposti a regole identiche in ordine all’accertamento della responsabilità e la distinzione attiene soltanto alla necessità, in caso di comportamento omissivo, di fare ricorso per verificare la sussistenza del nesso di causalità, ad un giudizio controfattuale meramente ipotetico (dandosi per verificato il comportamento invece omesso), anziché fondato sui dati della realtà.

In presenza di più comportamenti, omissivi ed omissivi, onde verificare quale di queste condotte abbia determinato il verificarsi dell’evento non si deve far ricorso al  criterio della prevalenza dell’un comportamento sull’altro, avendo rilevanza quella condotta che ha determinato il concreto innescarsi della progressione causale che ha prodotto l’evento.

Sempre in tema di reati colposi, quando l’agente non viola un comando, omettendo cioè di attivarsi quando il suo intervento era necessario, bensì trasgredisce ad un divieto, agendo quindi in maniera difforme dal comportamento impostogli dalla regola cautelare, la condotta assume natura commissiva e non omissiva e pertanto, ai fini dell’accertamento della sussistenza del rapporto di causalità fra la stessa e l’evento realizzatosi, il giudizio controfattuale non va compiuto dando per avvenuta la condotta impeditiva e chiedendosi se, posta in essere la stessa, l’evento si sarebbe ugualmente realizzato in termini di elevata credibilità razionale, bensì valutando se l’evento si sarebbe ugualmente verificato anche in assenza della condotta commissiva.

Sorrento 21/4/2011.                                                                                               Avv. Renato D’Isa


[1] Art. 169 c.p.p. Notificazioni all’imputato all’estero. Se risulta dagli atti notizia precisa del luogo di residenza o di dimora all’estero della persona nei cui confronti si deve procedere, il giudice o il pubblico ministero le invia raccomandata con avviso di ricevimento, contenente l’indicazione della autorità che procede, il titolo del reato e la data e il luogo in cui è stato commesso nonché l’invito a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato. Se nel termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata non viene effettuata la dichiarazione o l’elezione di domicilio ovvero se la stessa è insufficiente o risulta inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore.

2. Nello stesso modo si provvede se la persona risulta essersi trasferita all’estero successivamente al decreto di irreperibilità emesso a norma dell’articolo 159 (1).

3. L’invito previsto dal comma 1 è redatto nella lingua dell’imputato straniero quando dagli atti non risulta che egli conosca la lingua italiana (2).

4. Quando dagli atti risulta che la persona nei cui confronti si deve procedere risiede o dimora all’estero, ma non si hanno notizie sufficienti per provvedere a norma del comma 1, il giudice o il pubblico ministero, prima di pronunciare decreto di irreperibilità, dispone le ricerche anche fuori del territorio dello Stato nei limiti consentiti dalle convenzioni internazionali.

5. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso in cui dagli atti risulti che la persona è detenuta all’estero.

(1) Comma modificato dall’art. 6 d.lgs. 14-1-1991, n. 12.

(2) L’invito ad eleggere domicilio nel territorio italiano, inviato all’imputato straniero all’estero tramite raccomandata con avviso di ricevimento, deve essere inviato sia in italiano che nella lingua ufficiale dello stato nel quale l’imputato risulta essere nato.
Cfr. disp. att. art. 63.

[2] Art. 143 c.p.p. Nomina dell’interprete.

1. L’imputato[60-61] che non conosce la lingua italiana (1) [109] ha diritto di farsi assistere gratuitamente da un interprete (2) al fine di potere comprendere l’accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa. La conoscenza della lingua italiana è presunta fino a prova contraria per chi sia cittadino italiano.

2. Oltre che nel caso previsto dal comma 1 e dall’articolo 119, l’autorità procedente nomina un interprete quando occorre tradurre uno scritto in lingua straniera o in un dialetto non facilmente intelligibile ovvero quando la persona che vuole o deve fare una dichiarazione non conosce la lingua italiana. La dichiarazione può anche essere fatta per iscritto e in tale caso è inserita nel verbale[134] con la traduzione eseguita dall’interprete.

3. L’interprete è nominato anche quando il giudice, il pubblico ministero o l’ufficiale di polizia giudiziaria ha personale conoscenza della lingua o del dialetto da interpretare.

4. La prestazione dell’ufficio di interprete è obbligatoria (3) (4).

 (1) Per la lingua degli atti del giudizio, vedi l’art. 109.

(2) La violazione dell’obbligo, incombente sull’A.G. procedente, di nomina di un interprete comporta una nullità di ordine generale, in quanto si riferisce all’assistenza dell’imputato, a regime intermedio.

(3) Cfr. disp. att. art. 52.

(4) Cfr. anche d.P.R. 15-7-1988, n. 574 in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari.

 

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