Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza del 14/4/2011 n. 15230. “Stalking ” – Legittima la sostituzione della misura del divieto di avvicinamento con quella degli arresti domiciliari quando si evidenziano esigenze cautelari più gravi

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Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza del 14/4/2011 n. 15230. “Stalking ” – Legittima la sostituzione della misura del divieto di avvicinamento con quella degli arresti domiciliari quando si evidenziano esigenze cautelari più gravi

 

 

Il commento in originale

Corte di cassazione – Sezione V penale – Sentenza 14-4-2011 n. 15230. “Stalking ” – Legittima la sostituzione della misura del divieto di avvicinamento con quella degli arresti domiciliari quando si evidenziano esigenze cautelari più gravi

Il testo integrale

Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza del 14-4-2011 n. 15230

È legittima la misura degli arresti domiciliari per lo stolker, al quale era stato già comminato la misura del divieto di avvicinamento, ex art. 282 ter c.p.p.[2], in relazione alla contestazione di atti persecutori in danno del partner, se si evidenziano più gravi esigenze cautelari.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del 14 aprile 2011 n. 15230.

I giudici di Piazza Cavour hanno così respinto il ricorso di una donna contro l’ordinanza del tribunale del riesame di Bari, adito in qualità di giudice dell’Appello, con la quale era stata confermata la misura degli arresti domiciliari in aggravamento del divieto di avvicinamento.

Per il giudice delle indagini preliminari, confortato ora anche dalla Cassazione, vi erano sufficienti indizi del fatto che la donna avesse continuato “a compiere atti vessatori nei confronti dell’ex coniuge, mandagli messaggi offensivi col telefono cellulare di un collega e diffondendo documenti contenenti accuse calunniose che riguardavano il presunto traffico di sostanze stupefacenti ad opera dell’intera famiglia“.

A nulla è valsa la presentazione, da parte della difesa, di un certificato medico della Asl che attestava che la ricorrente fosse in cura presso un centro di salute mentale.

 

Sorrento 15/4/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Stalking (si legge “stòking” con la “o” accentata) è un termine inglese che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola ed ingenerandole stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti; in quello italiano la fattispecie è rubricata come atti persecutori (articolo 612 bis del Codice penale), riprendendo una delle diverse locuzioni con le quali è tradotto il termine stalking. Il fenomeno è anche chiamato sindrome del molestatore assillante.

La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata. Lo stalking può nascere come complicazione di una qualsiasi relazione interpersonale, è un modello comportamentale che identifica intrusioni costanti nella vita pubblica e privata di una o più persone.

I contesti in cui si manifesta:

  • nel 55% circa è nella relazione di coppia;
  • nel 25% circa è nel condominio;
  • nello 0,5% circa è nella famiglia (figli/fratelli/genitori);
  • nel 15% circa è nel posto di lavoro/scuola/università.

Nel codice penale l’articolo 612-bis, dal titolo “atti persecutori”, che al comma 1 recita:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita

A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia l’aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore, il fatto che lo stalking costituisca un’aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale e la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Questa fattispecie di reato è normalmente procedibile a querela, ma è prevista la procedibilità d’ufficio qualora la vittima sia un minore, una persona disabile, quando il reato è connesso con altro delitto procedibile d’ufficio e quando lo stalker è gia stato ammonito precedentemente dal questore.

Il nuovo istituto costituisce una sorta di affinamento della preesistente norma sulla violenza privata: delinea infatti in modo più specifico la condotta tipica del reato e richiede che tale condotta sia reiterata nel tempo e tale da «cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura» alla vittima.

[2] Art. 282-ter. (1) Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice puo’ prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

3. Il giudice puo’, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.

4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalita’ e puo’ imporre limitazioni.

(1) Articolo inserito dal D. L. 23 febbraio 2009, n. 11.

 

2 Comments

  1. Corte di Cassazione, Sezione VI penale, Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819. Stalking: è “esiziale” per il giudice, la comprensione completa delle dinamiche che sono alla base dell’illecito in modo da consentirgli di modellare i provvedi 11 luglio 2011 at 19:02 - Reply

    […] Corte di cassazione, V sezione penale, sentenza del 14 aprile 2011 n. 15230. Stalking: legittima la …, quando si evidenziano esigenze cautelari più gravi […]

  2. Corte di Cassazione, Sezione VI penale, Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819. Stalking: è “esiziale” per il giudice, la comprensione completa delle dinamiche che sono alla base dell’illecito in modo da consentirgli di modellare i provvedi 11 luglio 2011 at 18:57 - Reply

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