Cassazione civile 2011

Corte di Cassazione Civile – Sezioni Unite – Sentenza 29 marzo 2011 n. 7099 – Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati può negare la richiesta d’iscrizione “di diritto” all’albo per i magistrati Onorari

Il commento in originale

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati può negare la richiesta d’iscrizione “di diritto” all’albo per i magistrati Onorari

 

Il testo integrale

Corte di cassazione – Sezioni Unite civili – Sentenza 29 marzo 2011 n. 7099

 

Chi ha svolto la funzione di vice procuratore onorario[1] non ha diritto, come i magistrati, all’iscrizione all’albo professionale degli avvocati.

Lo ha chiarito la Cassazione, a sezioni Unite, con la sentenza che si commenta secondo la quale i magistrati onorari restano “estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia” (art. 108 cost.), ai quali è assicurata la medesima indipendenza nell’esercizio delle funzioni Giurisdizionali dei giudici togati.

 Il fatto

Con ricorso presentato al Consiglio Nazionale forense, ai sensi dell’art. 31, ultimo comma, R.d.l. del 27/11/1933, n. 1578, l’istante domandava di essere iscritto “di diritto” al medesimo Consiglio per aver svolto le funzioni di  vice-procuratore presso la Procura della Repubblica di Napoli per cinque anni consecutivi.

Il Consiglio rigettava la domanda, ritenendo non equiparabile la posizione di magistrato Onorario a quella di magistrato dell’Ordine giudiziario, seguendo il principio già più volte espresso dai vari Consigli dell’Ordine, come ad es. la pronuncia del Consiglio dell’Ordine di Bologna che con un’adunanza del 2003[2] denegava l’iscrizione ad un Giudice di Pace.

Avverso la decisione del Consiglio Nazionale ricorreva al Supremo Collegio.

Assegnato alle Sezioni Unite[3] tale ricorso è stato respinto poiché, in particolare, ha spiegato il collegio, disattendendo i motivi di difesa, i magistrati onorari non possono essere equiparati a coloro che per cinque anni siano stati magistrati dell’ordine giudiziario, militare o amministrativo di cui all’art. 26 del r.d. n. 1578 del 1933 (iscrivibili di diritto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati), in quanto solo per quest’ultimi il concorso di accesso alla nomina assicura un accertamento della capacità professionale del soggetto che chiede l’iscrizione, analoga a quella di chi partecipa al c.d. esame di concorso per la professione di avvocato.

Infine mentre i giudici di professione costituiscono l’ordine giudiziario cui l’articolo 104 della Costituzione garantisce l’autonomia e l’indipendenza da ogni altro potere, i giudici onorari hanno riconosciuta dallo stesso ordinamento giudiziario solo un’appartenenza funzionale allo stesso ordine giudiziario, con la conseguenza che è escluso che abbiano il medesimo titolo dei togati all’iscrizione dell’albo degli avvocati.

Sorrento, 30/3/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Il magistrato onorario è un membro dell’ordine giudiziario che svolge le funzioni tipiche del giudice o del pubblico ministero. Egli è un magistrato onorario, ossia non professionale, poiché di regola esercita la funzione giurisdizionale per un lasso di tempo determinato e non riceve una retribuzione, ma solo un’indennità per l’attività svolta. Esistono varie tipologie di magistrati onorari, per poteri, funzioni, durata o compensi, accomunati solo dall’esercizio della giurisdizione. Si ricordano, pertanto, i seguenti:

  • il Giudice di Pace;
  • il Giudice Onorario Aggregato;
  • il Giudice Onorario di Tribunale (GOT);
  • il Vice Procuratore Onorario (VPO);
  • Altri giudici.

Tra quest’ultimi bisogna fare un’ulteriore differenza ovvero tra quelli che a vario titolo intervengono nel processo, oppure che si occupano di giurisdizioni diverse.

Tra i primi si ricordano:

  1. gli giudici onorari del Tribunale per i minorenni, esperti nel campo dell’assistenza ai minori che fanno parte del collegio giudicante con potere pari a quello dei giudici di carriera, ma hanno il rango di giudici per un certo periodo di tempo, istituiti ai sensi del R.D.L. 20 luglio 1934 n. 140 4e conv. con modificazioni, dalla Legge 27 maggio 1935, n. 835, recante Istituzione e funzionamento del tribunale per i minorenni, pubblicato nella Gazz. Uff. 5 settembre 1934, n. 208;
  2. gli esperti della Sezione Specializzata Agraria, cioè esperti di diritto agrario che integrano il collegio della Sezione del Tribunale che si occupa di cause agrarie;
  3. gli esperti del Tribunale di Sorveglianza ai sensi della Legge 26 luglio 1975 n. 354, recante Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, pubblicata nella Gazz. Uff. 9 agosto 1975, n. 212, S.O.
  4. i Giudici popolari, cioè quelle persone estranee alla giustizia, ma cittadini comuni senza alcuna preparazione particolare che nelle Corti d’Assise e di Assise d’Appello costituiscono l’organo giudicante (talvolta definiti giurati impropriamente per suggestione delle fiction anglosassoni). I Giudici Popolari durano per il tempo strettamente necessario allo svolgimento del processo e chiunque può farne parte purché abbia almeno conseguito la licenza media e abbia compiuto 30 anni. Da ricordare che essi non emettono “verdetti“, che non esistono nel nostro ordinamento, ma sentenze (la differenza tra un verdetto ed una sentenza sta nel fatto che la prima afferma la colpevolezza o meno dell’imputato senza alcuna motivazione rispetto alla sentenza).

Tra i secondi si ricordano:

  1. i giudici con funzioni di Consiglieri di Cassazione, designati per meriti insigni dal Consiglio Superiore della Magistratura, a norma dell’art. 106, comma 3, Cost, attuato dalla Legge 5 agosto 1998, n. 303;
  2. i componenti delle Commissioni Tributarie, istituite – o meglio riformate – ai sensi dell’art. 2 del D.Lvo 31 dicembre 1992, n° 546 come modificato dall’art. 12 della Legge 28 dicembre 2001 n° 448, che si occupano di tutte le controversie in materia tributaria in ambito provinciali (primo grado) e regionali (secondo grado). Nonostante il nome essi sono dei veri e propri giudici tributari. Da poco la loro durata è stata estesa sine die da quella precedente di 9 anni. Importante ricordare che essi non sono giudici a tempo pieno, ma solo per le cause che portano avanti.

 

[2] C.d’O. Bologna – Delibere Rango Regolamentare –  Iscrizioni Iscrizione di diritto – Possibilità d’iscrizione di diritto all’Albo degli avvocati da parte di giudice di pace

Il Consiglio:

– esaminata la domanda della dottoressa con la quale viene chiesta l’iscrizione di diritto all’Albo degli Avvocati ai sensi dell’art. 26 lett. b del R.D.L. 27/11/1933 n.1578 convertito in legge 22/01/1934 n.36 e la documentazione allegata; – ritenuto che l’art. 26 cit.riserva il beneficio dell’iscrizione di diritto ai “magistrati dell’ordine giudiziario, militare o amministrativo”;

che con tale locuzione debbono intendersi i magistrati con rapporto di impiego a carattere professionale (i cosiddetti giudici di carriera, con esclusione dei magistrati onorari);

– che la conferma di ciò si trae dalla lett.e) dello stesso art. 26 ove è prevista l’iscrivibilità a certe condizioni, di coloro che abbiano svolto le funzioni di vice-pretore onorario;

-che tale disposizione evidenzia che il legislatore, nell’ambito della categoria dei giudici onorari (quali i giudici popolari, i conciliatori, gli esperti delle sezioni specializzate) enunciati nell’art. 4 R.D. 30 gennaio 1941 n.12, ha preso in considerazione per l‘iscrizione all’albo degli avvocati solo la figura del vice-pretore onorario;

– che siccome la suddetta disposizione, in quanto di carattere eccezionale rispetto alla regola del superamento dell’esame di abilitazione, è di stretta interpretazione, non è possibile estendere l’iscrivibilità negli albi degli Avvocati ad altre figure di giudici onorari oltre quelle espressamente menzionate nella legge;

– che tale interpretazione è accolta dalla consolidata giurisprudenza dal Consiglio Nazionale Forense (N.R. Dep.30/2000 del 26/11/1999) ed è confermata anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. Cass.S.U. 2 giugno 1997 n.4905);

– che essendo pacifico che il giudice di pace è un giudice onorario e non professionale, ne consegue che difetta in capo al richiedente il requisito per la iscrizione di diritto nell’Albo degli Avvocati.

P.Q.M.

delibera di respingere la domanda di iscrizione all’Albo degli Avvocati della Dottoressa.

 

[3] Bisogna comunque sottolineare che già in precedenza il supremo Collegio si era pronunciato affermando tali principi con la sentenza del 2008 sempre delle Sezioni Unite: sentenza 12 febbraio – 4 aprile 2008, n. 8737, consultabile su http://www.altalex.com/index.php?idstr=393&idnot=41346

 

 

 

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