Corte di Cassazione – VI Sezione penale – Sentenza 22 marzo 2011 n. 11251 – È reato di abuso di mezzi di correzione ex art. 571 c.p. costringere la figlia a tagliarsi i capelli con la forza

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Corte di Cassazione – VI Sezione penale – Sentenza 22 marzo 2011 n. 11251 – È reato di abuso di mezzi di correzione ex art. 571 c.p. costringere la figlia a tagliarsi i capelli con la forza

 

Secondo la VI sezione ordinare con violenza il taglio di capelli alla propria figlia minorenne riluttante integra il reato di abuso di mezzi di correzione, anche se l’episidio accade in un’unica volta non avendo tale reato necessariamente una natura abituale. Né può valere come attenuante, avanzato dalla difesa, il particolare contesto culturale di provenienza della madre di origine nigeriana.

Art. 571 Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina
Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una
persona sottoposta alla sua autorita’, o a lui affidata per ragione di
educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio
di una professione o di un’arte, e’ punito, se dal fatto deriva il
pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a
sei mesi.
negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si
applica la reclusione da tre a otto anni.

Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite

 

La difesa aveva sostenuto che il taglio dei capelli, peraltro avvenuto con delle forbici da cucina che avevano anche prodotto ferite sul cuoio capelluto, era stato «un fatto occasionale che andava rapportato nella giusta dimensione di un incidente di percorso tra madre e figlia e che aveva visto la sua genesi nell’esigenza della madre di tagliare personalmente i capelli alla bambina usando la maniera forte per fronteggiare un isterico e ingiustificato rifiuto della piccola».

I magistrati della cassazione, però, gli hanno contestato che l’abuso dei mezzi di correzione «ben può ritenersi integrato da un unico atto espressivo dell’abuso, come anche da una serie di comportamenti lesivi dell’integrità fisica e della serenità psichica del minore, rispecchianti la consapevolezza o la sottovalutazione del pericolo, indipendentemente dall’intenzione correttiva o disciplinare». 

Inoltre, l’atto della madre «non può essere scriminato dall’esigenza di tosare la figlia recalcitrante, essendo risultato che, all’isterica opposizione della bambina aveva fatto riscontro altrettanta isterica reazione della madre, che, indipendentemente dal luogo di provenienza e dall’ambito culturale della genitrice, aveva inteso proseguire, nelle sue operazioni particolarmente pericolose, al fine di affermare la propria autorità sulla piccola, abusando dei mezzi di correzione e disciplina».

Ragion per cui, confermati i provvedimenti del GIP  e della Corte d’Appello,  il ricorso della mamma nigeriana è stato dichiarato inammissibile con condanna al versamento di mille euro alla cassa delle ammenda.

 

Il testo integrale

Corte di Cassazione – VI Sezione penale – Sentenza 22 marzo 2011 n. 11251 – È reato di abuso di mezzi di correzione ex art. 571 c.p. costringere la figlia a tagliarsi i capelli con la forza

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