Cassazione civile 2011

Corte di Cassazione – Sezione III – sentenza 27/1 – 9 /3/2011 n. 5540. Il pedone che attraversa può essere responsabile in concorso ai sensi dell’art. 1227,I comma, c.c. per condotta “del tutto straordinaria e imprevedibile”

 

Corte di cassazione – Sezione III – Sentenza 27 gennaio-9 marzo 2011 n. 5540


Il pedone che attraversa sulle strisce pedonali ha sempre ragione.

Anche se passa di fretta e senza fare particolare attenzione alle intenzioni degli automobilisti. La Corte di Cassazione con la sentenza 5540, esclude la possibilità di addossare la colpa di un eventuale investimento al pedone distratto, che usa però l’accortezza di passare sulle strisce. Il concorso di colpa ai sensi anche dell’art. 1227 , I comma, dell codice civile – specificano gli ermellini – si può ipotizzare soltanto nel caso la condotta di chi va a piedi sia “del tutto straordinaria e imprevedibile”.”Il pedone che si accinge ad attraversare la strada  sulle strisce pedonali non è tenuto a verificare se i conducenti in transito mostrino o meno l’intenzione di rallentare e lasciarlo attraversare – si legge nella sentenza – potendo egli fare un ragionevole affidamento sugli obblighi di cautela gravanti sui conducenti“.

Questo il principio generale affermato dalla Suprema corte anche se, nel caso specifico, la Corte si è occupata del grave incidente capitato a una signora a cui è stata in parte addossata la responsabilità dell’investimento  (20%) che le ha causato delle lesioni gravissime. La ricorrente non aveva, infatti, attraversato sulle strisce ma camminava sul margine destro della carreggiata, in violazione del codice della strada, nella stessa direzione dell’auto e non si era avvalsa della possibilità di passare su una “banchina erbosa”. Un’imprudenza che porta la Cassazione a confermare un 20% di responsabilità nell’accaduto, come deciso dai giudici di merito. La Suprema corte accoglie però i motivi di ricorso  sul criterio di valutazione dei danni riportati e sul conseguente risarcimento effettuati dalla Corte d’Appello.

I giudici di secondo grado si sono infatti limitati ad applicare un criterio tabellare senza le dovute integrazioni basate sul caso specifico. Il danno biologico – spiega il Supremo collegio – va invece personalizzato e non stabilito in base a criteri predeterminati.  

il Testo integrale della sentenza:

Corte di cassazione – Sezione III – Sentenza 27 gennaio-9 marzo 2011 n. 5540

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