Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 7931/11 depositata l’1/3/2011 – qualora il P.M. intenda utilizzare, nei confronti dello stesso indagato e per lo stesso fatto, elementi probatori nuovi, può secgliere se riversarli nel procedimento impuganto o porli a base di una nuova richeiesta di misura cautelare personale, ma la scelta così operata gli preclude di coltivare altra iniziativa cautelare

Qualora il P.M. intenda utilizzare – nelle more della decisione su una impugnazione incidentale de libertate – nei confronti dello stesso indagato e per lo stesso fatto, elementi probatori nuovi preesistenti o sopravvenuti, può secgliere se riversarli nel procedimento impuganto o porli a base di una nuova richeiesta di misura cautelare personale, ma la scelta così operata gli preclude di coltivare altra iniziativa cautelare.

La sezione I con ordinanza dell’11/11/2010 la n. 40231, decideva di rimettere la questione alle Sezioni Unite rilevando un contrasto tra l’orientamento fissato dalle stesse – attraverso  le sentenze Donelli e Donati e quello espresso successivamente da alcune pronunce delle sezioni semplici – con riferimento ai limiti della preclusione dell’esercizio dell’azione cautelare in pendenza di gravame nel provvedimento applicativo di misure cautelari personali adottato in precedenza nei confronti del medesimo soggetto e per i medesimi fatti.
In altre parole la questione prospettata al Collegio rigurdava specificamente la sussistenza ed i limiti del potere del P.M., nelle more del giudizio di rinvio conseguente all’annullamentodella decisione del Tribunale del riesame di revoca della misura cautelare, di richiedere unitamente, sulla base di nuovi elementi, suscettibili di prospettazione anche in detto giudizio, l’emissione di una nuova misura cautelare nei confronti dello stesso soggetto e per i medesimi fatti.

Tale questione si ricollega al più generela problema di quello che viene comunemenete denominato “Giudicando cautelare“, e, cioè, dell’interferenza tra pendenza in atto di un procedimento cautelare ed una nuova iniziativa cautelare relativa allo stesso fatto.

Orbene la Suprema Corte riunita dopo una lunga disamina delle varie teorie espresse dalla stessa corte è arrivata al seguente principio ovvero: “qualora il P.M. intenda utilizzare – nelle more della decisione su una impugnazione incidentale de libertate –  nei confronti dello stesso indagato e per lo stesso fatto, elementi probatori nuovi preesistenti o sopravvenuti, può secgliere se riversarli nel procedimento impuganto o porli a base di una nuova richeiesta di misura cautelare personale, ma la scelta così operata gli preclude di coltivare altra iniziativa cautelare“.
Ha specificato, inoltre, che vi sono peraltro situazioni in cui la facoltà di scelta del P.M. presenta in concreto una sfasatura temporale, nel senso che, al momento del maturato intento di utilizzare i nova, il procedimento impugnatorio può trovarsi in una fase (ad es. quella che va dall’esaurimento del gravame di merito alla chiusura del successivo giudizio di legittimità) che non consente tale immediato utilizzo.
E’ evidente, sempre secondo tale giudizio, che in tali casi il paralizzare la nuova iniziativa del P.M. fino alla definizione della pendenza in atto striderebbe in maniera ancora più grave con le esigenze proprie dell’intervento cautelare.

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