Cassazione civile 2011

Cassazione Civile , sez. III, sentenza 24/02/2011 n. 4495 Autostrade, ghiaccio, responsabilità di custodia ex art. 2051

Per le autostrade è applicabile la responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c.

In esito al nuovo orientamento inaugurato da Cass., n. 298/03, cui s’è allineata la giurisprudenza successiva, costituisce ormai principio consolidato quello secondo il quale per le autostrade, contemplate dall’art. 2 del vecchio e del nuovo codice della strada e per loro natura destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l’apprezzamento relativo alla effettiva “possibilità” del controllo alla stregua degli indicati parametri non può che indurre a conclusioni in via generale affermative, e dunque a ravvisare la configurabilità di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all’art. 2051 c.c. Nell’applicazione del principio occorre peraltro distinguere le situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell’autostrada, da quelle provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa, che pongano a repentaglio l’incolumità degli utenti e l’integrità del loro patrimonio.

Mentre, invero, per le situazioni del primo tipo, l’uso generalizzato e l’estensione della res costituiscono dati in via generale irrilevanti in ordine al concreto atteggiarsi della responsabilità del custode, per quelle del secondo tipo dovrà configurarsi il fortuito tutte le volte che l’evento dannoso presenti i caratteri della imprevedibilità e della inevitabilità come accade quando esso si sia verificato prima che l’ente proprietario o gestore, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata al fine di garantire un intervento tempestivo, potesse rimuovere o adeguatamente segnalare la straordinaria situazione di pericolo determinatasi, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere.

Nell’applicazione del principio occorre peraltro distinguere in altre parole:

– le situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell’autostrada, dove l’uso generalizzato e l’estensione della res costituiscono dati in via generale irrilevanti in ordine al concreto atteggiarsi della responsabilità del custode;

– da quelle provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa, che pongano a repentaglio l’incolumità degli utenti e l’integrità del loro patrimonio, dove dovrà configurarsi il fortuito tutte le volte che l’evento dannoso presenti i caratteri della imprevedibilità e della inevitabilità come accade quando esso si sia verificato prima che l’ente proprietario o gestore, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata al fine di garantire un intervento tempestivo, potesse rimuovere o adeguatamente segnalare la straordinaria situazione di pericolo determinatasi, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere. (1-4)

 1) In materia di mancata custodia di una pubblica via da parte dell’ente locale, si veda Cassazione civile , sez. III, sentenza 18.11.2010 n° 23277.
(2) Relativamente alla custodia e trabocchetto, si veda Cassazione civile , sez. III, sentenza 06.10.2010 n° 20757.
(3) In tema di custodia e tombino, si veda Cassazione civile , sez. III, sentenza 06.07.2010 n° 15884.
(4) Si veda il focus Obbligo di custodia della strada e responsabilità del Comune.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri
Magistrati:
Dott. PREDEN Roberto – Presidente –
Dott. AMATUCCI Alfonso –
rel. Consigliere –
Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –
Dott. AMENDOLA
Adelaide – Consigliere –
Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –
ha
pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 34645-2006 proposto
da:
————–, in persona del legale rappresentante pro  tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, ———————,  presso lo studio dell’avvocato ———————-, che la rappresenta e  difende unitamente all’avvocato—————-giusta delega in calce al  ricorso;
– ricorrente –
contro
AUTOSTRADE —————,  in persona del suo  Procuratore Speciale —————-, elettivamente domiciliata in ROMA,  ——————, presso lo studio dell’avvocato —–, che la rappresenta e difende giusta delega in calce al
controricorso; – controricorrente – avverso la sentenza n. 1861/2005 della  CORTE D’APPELLO di FIRENZE, Sezione Civile, emessa il 19/07/2005, depositata il  19/12/2005;
R.G.N. 276/2004.
udita la relazione della causa svolta nella  pubblica udienza del 20/01/2011 dal Consigliere Dott. ALFONSO AMATUCCI;
udito
l’Avvocato ———;
udito l’Avvocato ————-;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
APICE Umberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL  PROCESSO
1.- Alle 8.50 del 22.12.1990, sull’autostrada A11 in direzione  Migliarino Lucca, l’autovettura di                slittò sul fondo stradale  ghiacciato (nonostante il bel tempo), urtò il guard- rail e riportò danni. La  proprietaria agì giudizialmente per il risarcimento nei confronti di Autostrade       , riferendo che alcuni minuti più tardi la stessa sorte era toccata ad un  altro autoveicolo.
La convenuta resistette ed il tribunale di Lucca rigettò  la domanda con sentenza n. 1397/03. Ritenne che l’art. 2051 c.c. non potesse  trovare applicazione e che la responsabilità ex art. 2043 c.c. dovesse essere  esclusa in quanto, in quel mese e in quell’area, la presenza di ghiaccio  costituisce evento non assolutamente straordinario ma sicuramente  infrequente.

2.- L’appello di             è stato rigettato dalla corte  d’appello di Firenze con sentenza n. 1861/05 sui rilievi che, in base ai  principi enunciati dalla corte di cassazione (Cass., nn. 12314/98 e 921/98),
l’art. 2051 c.c. era inapplicabile per l’impossibilità di controllo della reste  autostradale da parte della concessionaria, mentre della responsabilità di  Autostrade ex art. 2043 c.c. difettavano i presupposti in quanto, nel primo  giorno dell’inverno, “il gelo non è fenomeno che possa essere preventivato come  sussistente quotidianamente” e perché della presenza di ghiaccio la società  concessionaria era stata avvertita solo 20 minuti prima. L’appellante è stata
condannata anche alle spese.

.- Ricorre per cassazione la ————-

sulla base di due motivi, cui resiste con controricorso Autostrade          Entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa.

MOTIVI DELLA  DECISIONE

1. – Il Collegio ha disposto che la motivazione sia redatta in  forma semplificata.
2.- Col primo motivo la sentenza è censurata per  violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2043 c.c. in riferimento al  nuovo orientamento in tema di applicabilità dell’art. 2051 c.c. al gestore di  autostrade; col secondo per vizio di motivazione per avere la corte d’appello  ritenuto che la situazione di pericolo fosse straordinaria senza compiere alcuna  indagine sulle condizioni meteorologiche del periodo e sulle caratteristiche del  luogo dove il fatto era avvenuto, e senza considerare ne’ la mancanza di  segnalazioni di pericolo ne’ che, nel lasso di tempo intercorso tra la  segnalazione ricevuta dalla polizia circa la presenza di ghiaccio ed il momento  dell’evento, non era stata adottata alcuna misura volta ad eliminare il pericolo  o ad avvertire gli utenti.
3.- Il primo motivo è fondato, mentre il secondo  resta assorbito. In esito al nuovo orientamento inaugurato da Cass., n. 298/03,  cui s’è allineata la giurisprudenza successiva, costituisce ormai principio
consolidato quello secondo il quale per le autostrade, contemplate dall’art. 2  del vecchio e del nuovo C.d.S. e per loro natura destinate alla percorrenza  veloce in condizioni di sicurezza, l’apprezzamento relativo alla effettiva  “possibilità” del controllo alla stregua degli indicati parametri non può che  indurre a conclusioni in via generale affermative, e dunque a ravvisare la  configurabilità di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all’art. 2051  c.c.. Nell’applicazione del principio occorre peraltro distinguere le situazioni  di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze  dell’autostrada, da quelle provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina  e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa, che pongano  a repentaglio l’incolumità degli utenti e l’integrità del loro  patrimonio. Mentre, invero, per le situazioni del primo tipo, l’uso  generalizzato e l’estensione della res costituiscono dati in via generale  irrilevanti in ordine al concreto atteggiarsi della responsabilità del custode,  per quelle del secondo tipo dovrà configurarsi il fortuito tutte le volte che  l’evento dannoso presenti i caratteri della imprevedibilita e della  inevitabilità come accade quando esso si sia verificato prima che l’ente  proprietario o gestore, nonostante l’attività di controllo e la diligenza  impiegata al fine di garantire un intervento tempestivo, potesse rimuovere o  adeguatamente segnalare la straordinaria situazione di pericolo determinatasi,  per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere. Sì è anche  reiteratamente chiarito che il caso fortuito è fattore che attiene non già ad un  comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento (ex multis,  Cass., n. 15383/06), sicché la prova liberatoria non è suscettibile di essere  condotta sul piano della sussistenza o meno della colpa.
4.- Da tali principi  la corte territoriale s’è discostata laddove ha escluso l’applicabilità  dell’art. 2051 c.c.. La sentenza va dunque cassata con rinvio alla medesima  corte d’appello, che deciderà sul gravame di ———— nel rispetto degli  enunciati principi di diritto e regolerà anche le spese del giudizio di  cassazione.

P.Q.M.
LA CORTE DI CASSAZIONE

accoglie il primo motivo di  ricorso e dichiara assorbito il secondo, cassa in relazione e rinvia, anche per  le spese, alla corte d’appello di Firenze in diversa composizione.
Così  deciso in Roma, il 20 gennaio 2011.
Depositato in Cancelleria il 24 febbraio  2011

Annunci

1 risposta »

Lascia un commento o richiedi un consiglio