Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza n. 1963/11 depositata il 21/1/2011 – Insussistente il concorso tra l’art. 213, IV comma, cds (soggetto sorpreso alla guida di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo) e l’art. 334 c.p. (reato di sottrazione danneggiamento di cose sottoposte a sequestro) quando l’agente sia anche proprietario o custode (o abbia entrambe le qualità) del veicolo

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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza n. 1963/11 depositata il 21/1/2011 – Insussistente il concorso tra l’art. 213, IV comma, cds (soggetto sorpreso alla guida di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo) e l’art. 334 c.p. (reato di sottrazione danneggiamento di cose sottoposte a sequestro) quando l’agente sia anche proprietario o custode (o abbia entrambe le qualità) del veicolo

le Sezioni Unite della Suprema Corte, sollecitate dalla VI sezione penale, hanno posto questa soluzione stabilendo che “”gli elementi specializzanti sono tutti contenuti nell’art. 213, comma 4, cod. strada e dunque questa norma deve essere ritenuta speciale ai sensi dell’art. 9, comma primo, legge 24 novembre 1981, n. 689 (ma lo sarebbe anche nell’applicazione dell’art. 15 c.p.) con la conseguenza che il concorso con l’art. 334 cod. pen. – limitatamente alla condotta di chi circola abusivamente con il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo in base alla medesima norma – deve essere ritenuto apparente””.

La Sesta Sesione della Corte di Cassazione, con ordinanza del 23/9/2010 trasemtteva il ricorso a queste sezioni Unite.
Nell’ordinanza di rimessione, si riassumevano i due orientamenti che si sono formati nella giurisprudenza di legittimità.
1) il primo minoritario, secondo cui la condotta del soggetto sorpreso alla guida di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo risponde soltanto dell’ipotesi di violazione amministrativa prevista dal quarto comma dell’art. 213 cod. strada;
2) il secondo maggioritario, secondo cui questa condotta realizza anche l’ipotesi di reato prevista dall’art. 334 cod. pen.
Pertanto ciò che veniva sottoposto alle sezioni unite riguardava la soluzione del quesito in merito alla configurabilità o meno – nella condotta del custode del veicolo oggetto di sequestro amministrativo ai sensi dell’art. 213 cod. strada, che circoli abusivamente con lo stesso – oltre alla violazione amministrativa prevista dal comma 4 del medesimo articolo 213, anche il reato di sottrazione danneggiamento di cose sottoposte a sequestro (art. 334 cod. pen.). Con l’avvertenza preliminare che il problema si pone esclusivamente quando l’agente sia anche proprietario o custode (o abbia entrambe le qualità) del veicolo; diversamente il problema del concorso non si pone perchè le ipotesi disciplinate dal codice penale, precisava le sesta sesione, si riferiscono solo a chi riveste queste qualità (reato proprio).
Orbene le sezioni unite attraverso l’esame delle due ipotesi di illecito in considerazione hanno confermato l’ipotesi della sola apparenza del concorso; in particolare l’esame ha consentito di escludere che tale concorso di norma possa essere inquadrato nella fattispecie bilaterale o reciproca. Difatti tutti gli elementi specializzanti qualificanti l’illecito sono, già contenuti nell’art. 213, ovvero 1) la circolazione abusiva e 2) la natura amministrativa del sequestro.
Si tratta di elementi specializzanti per specificazione perchè entrambi sono già ricompresi nella fattispecie tipica dell’art. 334 c.p. e non si aggiungono alla previsone codicistica.
Dunque alla stergua di queste motivazioni le Sezioni Unite, stravolgendo l’orientamento maggioritario, hanno posto questa soluzione stabilendo che “”gli elementi specializzanti sono tutti contenuti nell’art. 213, comma 4, cod. strada e dunque questa norma deve essere ritenuta speciale ai sensi dell’art. 9, comma primo, legge 24 novembre 1981, n. 689 (ma lo sarebbe anche nell’applicazione dell’art. 15 c.p.) con la conseguenza che il concorso con l’art. 334 cod. pen. – limitatamente alla condotta di chi circola abusivamente con il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo in base alla medesima norma – deve essere ritenuto apparente””.

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